Morellino di Scansano Val delle Rose, introduzione di Michele e degustazione a seguire. Già che ci siamo, introduciamo un concetto fondamentale ovvero che degustare un formaggio è cosa ben diversa dal degustare un vino. Che nello specifico è molto piacevole e diretto, come si confa ad un Morellino di Scansano davvero DOCG. Abbinamento con formaggi poco stagionati e carni anche rosse.
Tutto nel video! (altro…)
Uno stracchino come non siamo abituati a mangiare e il primo sale dellazienda i due Falcetti, degustazione nel video. Sapete riconoscere uno stracchino e la sua freschezza? E quanto conta l’occhiatura nel primo sale? Andiamo un pò nel tecnico…
Classico ma non troppo, ideale sui formaggi freschi e sui primi di mare, anche per i rimandi di iodato e di mare. Freschezza da vendere e croccantezza di frutto, non monumentale ma godibilissimo.
In esame i formaggi semistagionati vaccini e pecorini e ne approfittiamo per discutere sul fatto se si mangia o non si mangia la buccia del formaggio… In parallelo la tecnica particolare del pecorino tradizionale di Corzano & Paterno e il Buccia di Rospo con il suo penicillum alba. Infine analisi del caprino e cagliata di Santa Margherita: forme diverse della cagliata per formaggi diversi. Confronto tra occhiature e degustazione della caciotta fresca.
Davvero una serata partecipata, oltrechè “mangiata” da parte di tutti venerdì scorso. Trovate
La Famiglia Nieri
Da Castiglion della Pescaia un convincente rosato da Alicante in purezza dal piglio un pò aristocratico, asciutto e al naso un filo austero appunto. Note appena accennate di fragola e fiori con un alcol un pò presente. Poi in bocca invece emerge un frutto convincente e note dolci che bilanciano il sapido marino che si legge in lontananza. Finale ammandorlato leggero e un pò amaricante per un rosato che non stufa subito, anzi…
Alla ricerca del genius loci della Val di Cornia, si parte da qualche filare di Malvasia, Trebbiano, Clarette e Vermentino trovati in loco e si costruisce una cappella dedicat a San Lorenzo, patrono del luogo. Poi in rispetto della tradizione si lasciano le uve sui tralci fino a tardi e si lascia appassire 3 mesi. Poi botti scolme, trattamente da vinsanto con uve solo a metà tradizionali per la Toscana e con un Vermentino che altrove trattato così dà luce allo Sciacchetrà. 5 anni di botte e fermentazioni poi si assemblano 3 annate, sempre per puntare al terroir.
Dal 1818 Nicholas Billecart lega il suo nome alla moglie Elisabeth Salmon e al colore rosato. Nomen omen che porta la casa a produrre il Blanc de Blancs dei Rosè con un esile 6% di Pinot Nero rosso in coupage con buona dose di Chardonnay su Pinot Meunier. Nel bicchiere è appena rosato, quasi dorato leggere con riflessi rame, affascinante.
Primo e unico (per ora) rosato da Montalcino, da salasso di uve sangiovese brunello. Un azzardo e un coraggio non comuni per un vino che divide. Colore vino rosso chiaretto, scuro e deciso, viraggio nell’ambrato e nell’oro rosso, incantevole e personalissimo. Naso di ciliegia e liquirizia, cuoio e spezia leggera, nota sapida in evidenza.