paolo gori

La ricette della pecora, dalla cucina scozzese alla piana fiorentina

Siamo affezionati a questo ardimento — usare queste due cose molto forti insieme. Sapete perché si mangia la pecora da queste parti? Per ragioni storiche. Firenze non voleva il passaggio degli armenti che transumavano dai monti — soprattutto dal Casentino verso il mare — e quindi le vie della transumanza si dividevano: una passava da Campi e Compiobbi, l’altra più sulle colline, sulla parte di Bagno a Ripoli. Il passaggio veniva pagato — pagato con gli animali che morivano e rimanevano sul territorio, oppure lasciando le pecore più vecchie. Era il modo con cui si pagava l’affitto del terreno alla Signoria. Per questo, da questa zona fino a tutta Sesto e Campi, cuocere la pecora è una tradizione radicata.

La pecora, fino a poco tempo fa, in questa parte di Firenze la mangiavamo noi e basta — e ci guardavano malissimo. Ora invece la carta è girata: tutti i ristoranti, se non cucini la pecora, se non hai la trippa di pecora, non sei nessuno. Anche lì, i corsi e ricorsi storici — ormai è stato sdoganato come taglio di carne.

L’abbiamo cucinata in due modi classici: sulla pentola, che è il suo classico, e in umido. Avevo anche pensato di fare la bistecchina, ma sapete — la pecora è molto grassa. Ho una sola griglia con una cappa e fare la bistecchina vuol dire rischio d’incendio. Abbiamo qui una nutrita rappresentanza della Sagra del Ranocchio, che sa bene cosa vuol dire grigliare la pecora — una capacità incendiaria molto simile a quella del rosticciano.

Come antipasto abbiamo fatto il classico uovo alla scozzese. Poi la farinata di cavolo nero, perché l’intensità e la pungenza del cavolo nero si sposa bene con sentori intensi come quelli del whisky. E abbiamo chiuso con un dolce di origine scozzese, abbinato come si conviene a fine pasto.

È stato quindi un mix tra cucina toscana e qualche accento di cucina scozzese!

Chianti Classico Gran Selezione Montemaggio 2013

Ecco un Chianti Classico che non ha mai paura di uscire in ritardo infatti questa 2013 è l’ultimo andata in commercio per Montemaggio.Ilaria è una vinaio esperta e quando esce sa che può contare su un prodotto fine d’istinto elegante e di una classe sorprendente queste selezioni 2016 sfoggia una rilassatezza impressionante fatta di note di ebanisteria di frutta sottospirito mirtillo ribes nero viola candita per Moto da tabacco olive e un finale che va da vincenzo ginepro. Al sorso a Corona bellissima freschezza, un frutto terzo e nitido e soprattutto un tannino rilassato, ma che non manca di pungere. Un vino notevole per tutto pasto su carne ma non eccessivamente si è alzato e che a tavola si è rivelato un bellissimo compagno della zuppa inglese

Mercoledì 25 Febbraio Da Cipriano Ospite per la pizza a quattro mani Paolo Gori!

Siamo felici di collaborare con chef e artisti della tavola della nostra città. E soprattutto, ci piace tantissimo la pizza! Ecco perché abbiamo raccolto subito l’invito di Mario Cipriano , uno dei pizzaioli più talentuosi di Firenze, per questa serata speciale. Mercoledì 25 febbraio torna il format “L’ospite da Cipriano” , ideato dal maestro pizzaiolo Mario Cipriano: una serata di condivisione e collaborazione con Paolo Gori , titolare e chef della nostr Trattoria . Un appuntamento in cui anche il pubblico è chiamato a partecipare, votando il piatto più riuscito della cena, che entrerà in carta da Cipriano Pizzeria come special per un periodo limitato.

La pizza come terreno di dialogo, la cucina come gesto di amicizia e collaborazione. È questo lo spirito che anima L’ospite da Cipriano , il format ideato da Mario Cipriano, pizzaiolo tre spicchi Gambero Rosso che a Firenze ha trovato la sua seconda casa. Martedì 25 febbraio alle ore 20 , nel locale a San Frediano, va in scena un nuovo appuntamento all’insegna della convivialità e del buon cibo, con un ospite d’eccezione: la storica Fiaschetteria e Trattoria Da Burde .

Nato nel corso del 2024, L’ospite da Cipriano è un progetto pensato come un percorso di incontri e contaminazioni, che ha già visto avvicendarsi protagonisti diversi della scena gastronomica italiana, come Lucia Antonelli , considerata la “regina dei tortellini”, e Manuel Maiorano , premiato pizzaiolo pistoiese.

Protagonista di questo appuntamento sarà Paolo Gori , anima e volto di Trattoria Da Burde, indirizzo simbolo della città per la cucina fiorentina più autentica. Cuoco, oste, divulgatore e sommelier, Gori rappresenta da anni un punto di riferimento per Firenze e non solo: insieme al fratello Andrea custodisce e racconta la tradizione gastronomica toscana, rendendola viva, accessibile e profondamente contemporanea.

L’incontro tra Mario Cipriano e Paolo Gori prende forma in un menù speciale a quattro mani , costruito sugli impasti di Cipriano – che a Firenze ha portato la sua verace pizza napoletana – e sui topping firmati Da Burde, espressione diretta della cucina popolare fiorentina.

Un percorso che attraversa consistenze e linguaggi diversi:

  • Montanarina con lampredotto e salsa verde
  • Pizza classica con fiordilatte, tartufo, aglione e pecorino
  • Pala romana con cacciucco di ceci
  • Padellino con stracotto
  • Padellino dolce al castagnaccio, con ricotta e noci

Durante la serata, gli ospiti saranno coinvolti attivamente e potranno votare il piatto più riuscito del menù a quattro mani. La proposta più apprezzata potrà entrare nella carta di Cipriano Pizzeria come special per un periodo limitato, trasformando la cena in un’esperienza condivisa, in cui il dialogo con il pubblico diventa parte integrante del processo creativo.

L’evento racconterà l’incontro tra due tradizioni gastronomiche forti: da un lato Napoli , con la sua cultura della pizza, popolare e profonda; dall’altro Firenze , città di eleganza e misura, custode di una tradizione culinaria schietta e riconoscibile.

Nel suo forno, Cipriano ha scelto di far convivere questi due mondi, dando vita a una pizza napoletana capace di dialogare con il contesto che la ospita. L’incontro tra gli impasti di Cipriano e la cucina fiorentina di Burde diventa in questa occasione la prova concreta di come la contaminazione, quando nasce dal rispetto e dalla conoscenza, possa generare un racconto autentico del territorio. Un dialogo tra tradizioni diverse ma affini, che si riconoscono e si valorizzano a vicenda.

Con L’ospite da Cipriano , Mario Cipriano conferma così il suo ruolo di interprete contemporaneo della pizza a Firenze : un pizzaiolo che porta con sé un angolo di Napoli, filtrato attraverso l’eleganza e la cultura gastronomica di una città che ha saputo accoglierlo e che oggi trova nella sua pizzeria un luogo di incontro, confronto e racconto.

Cipriano Pizzeria – Via Pisana, 186/R, Firenze tel 3924174342

Venerdi 27 febbraio Whisky e Pecora!

Dopo il successo delle passate edizioni dedicate a Scozia e Irlanda, quest’anno portiamo il whisky a casa nostra: torna la serata intensa ed emozionante della Whisky Dinner, ma questa volta con protagonista il Florentis Tuscan Malt Whisky. Avremo con noi Enrico Chioccioli Altadonna, Master Distiller di Florentis, che ci racconterà questa straordinaria avventura toscana del whisky, e Daniele Cancellara del leggendario Rasputin Bar, che ci guiderà nella degustazione. Il menu della serata seguirà la tradizione che ci ha resi famosi: dai piatti affumicati fino alla pecora in umido tipica della piana fiorentina, ogni portata sarà pensata per esaltare il malto d’orzo distillato, questa volta però sotto il sole della Toscana invece che tra le brume scozzesi.

Menu della serata
Scotch eggs
Farinata cavolo nero
Penne sulla pecora
Pecora in umido
Cranachan

Distillati in abbinamento
Florentis Whisky Super Tuscan Wine Cask
Florentis Whisky Vinsanto Wine Cask
Florentis Tuscan Malt Whisky Single Cask VL 2024

Tutti i distillati e menu completo 55€

Ode a Virgilio Tarchi, la sua famiglia e il fegatello di Burde

Oggi mangio questo fegatello. Un fegatello che oggi ha un sapore un po’ amaro, un po’ dolce.
Dietro ai nostri fegatelli c’è una storia lunghissima. C’è un’amicizia, c’è una collaborazione che ormai dura veramente da tanti anni. Dietro a questi fegatelli c’è Virgilio. Virgilio è il nostro macellaio, che serviva mio nonno. Poi suo figlio ha servito mio padre. E il suo nipote Niccolò ora serve me.
Ieri Virgilio ci ha salutato. Ci ha salutato da gran signore.
Sapere che dietro a questi fegatelli c’è la storia di due famiglie — come spesso succede, grandi ristoratori e grandi bottegai, macellai che ci portano cose buone, cose fatte con amore. Fino a pochissimi giorni fa, quando Burde ordinava i fegatelli, Virgilio prendeva, andava in bottega, prendeva la rete, li incartava.
Non potete immaginare la serenità, la soddisfazione, la bellezza che c’è nell’avere persone così, che hanno servito tuo nonno, hanno servito tuo padre e ora lavorano con te.
Quindi dietro al mitico fegatello di Burde c’è Virgilio, e dopo di lui c’è Gabriele e c’è Niccolò, perché ormai sono tre generazioni che lavoriamo insieme. Loro a volte un po’ nascosti, noi un pochino più in mostra. Quindi grazie alla famiglia Tarchi, di continuare a servirci.
E questo fegatello oggi ha un sapore… ha il suo sapore, leggermente amarognolo del fegato, e oggi un amaro un pochino più spinto. Perché Virgilio non sarà più a fare i fegatelli per noi, anche se per fortuna c’è Niccolò, che è più o meno un po’ più giovane di me, e c’è Gabriele, che ancora prendono la rete, li incartano, li fanno tondi perfetti.
Quindi un po’ amaro, ma anche un dolce ricordo di tutti questi anni in cui Virgilio ha incartato i fegatelli per noi.
Buon riposo, Virgilio!

Ricette di quinto quarto di mare e di terra

Paolo Gori e Leonardo Romanelli parla del menu per Trippa e Pesce, una serata con Leonardo Romanelli durante la fiera Taste 2026. Si parla e si racconta come mai sono irresistibili Trippa, cozze e zafferano, trippa e seppie inzimino, e le costine di maiale su polenta affumicata…
Perchè siamo partiti da Trippa cozze e zafferano?

La trippa ha sicuramente la consistenza simile alla cozza, il sapore è molto neutro. Dargli la salinità del mare della cozza effettivamente è una cosa grandissima. E sapete che la trippa ha sempre un po’ di burro, no? E quindi sia la cozza – e tutti i molluschi, è uno di quelli che più ha sensazione grassa – e quando c’è tanto burro, lo zafferano… pensate al risotto milanese all’ossobuco: lo zafferano è il suo compagno. Quindi effettivamente è un piatto che anche senza provarlo deve essere buono, e funzionava, funzionava.
Spaghetto all’olio Fattoria di Maiano e fagioli
Poi abbiamo fatto, per sentire bene l’olio, un piatto che vedesse l’olio protagonista. Quindi abbiamo preso lo spaghetto del Fabri con l’olio della Fattoria di Maiano, l’abbiamo saltato e poi un fagiolo zolfino sotto, proprio per di nuovo avere maggiore consistenza. Lo zolfino ci manteneva la sensazione dell’olio in bocca.
Trippa e seppie in zimino
E poi sapete che a Firenze con lo zimino ci si fa la trippa e le seppie. Normalmente non si mischiano mai: si fa trippa in zimino e seppie in zimino. In questo caso abbiamo messo insieme sempre le due tenacità – un po’ più secca, più tenace la trippa, il nasello/seppie più morbido – e questi sapori appunto giocavano storicamente andando fra di loro. Sapete che lo zimino in realtà… cioè, il nome deriva da un pesce di fiume, che quindi il pesce di fiume porta con sé un modo di cucinare una carne, ma naturalmente cucina il pesce con le verdure, no? Quindi questo richiamo era molto carino ed evocativo.
Costoline di bue con polenta affumicata
E poi arriviamo un po’ al secondo piatto, e qui c’erano le costoline. Quindi era un po’ stufato, una rosticciana di bue fatta al forno. Dicevi: “Ma come hai fatto a fumare la polenta?” In realtà questa è una polenta di un piccolo produttore che produce anche un presidio Slow Food. Siamo nell’alta montagna fra la Toscana e la Liguria. Loro usano i tecci, che sono i nostri graticci. Normalmente ci fanno le castagne: quando hanno finito, quando hanno seccato le castagne, c’è secco anche il mais. Quindi funzionano come i metati, no? Sotto si accende il fuoco, sopra ci sono i graticci, ci si mette il mais, le castagne ad affumicare. Un po’ che succede: col fuoco acceso il profumo della legna e quindi il calore e il fumo va a prendere, affumicando questa polenta. Quindi è affumicata perché proprio il chicco di polenta viene affumicato. Quindi non l’ho aggiunto io, proprio nasce così. Come se voi sentite la loro farina di castagne seccata nei tecci, ha questo retrogusto leggermente affumicato.
Panettone per San Biagio
Poi, sapete che da Burde sta nella parrocchia di San Biagio. Questa è la settimana in cui noi festeggiamo il nostro santo patrono. Un’usanza più nordica e fiorentina era quella di aspettare la Candelora, che è il 2 febbraio, per mettere a sconti i panettoni. Perché la Candelora è l’ultima festa solare – se lo guardiamo da un punto di vista pagano – ma è l’ultima festa collegata poi al Natale. Quindi con la Candelora si chiude il ciclo natalizio. Prima le decorazioni di Natale si facevano il 24 dicembre: cioè mio zio l’albero di Natale, il presepe, lo facevano quando tornavano dalla messa di Natale, quindi la vigilia. Ora si comincia a fare a novembre quasi. Quindi il periodo di Natale in realtà… cioè, con il cambio d’ora si chiudeva effettivamente il periodo di Natale. Quindi il primo giorno finito il periodo di Natale era il 3 febbraio, ed era San Biagio. Quindi a San Biagio si mettevano a sconti i panettoni. E quindi oggi abbiamo fatto questo: abbiamo ripreso quest’usanza rimangiando il panettone di Natale. In questo caso il produttore del nostro forno è il Mangiapane, con piccolo forno di Greve in Chianti.

Leonardo Romanelli
Leonardo Romanelli presenta il suo nuovo libro di ricette dedicato al quinto quarto di mare:
Con il lampredotto, allora, io ho scritto queste ricette — ne abbiamo assaggiata una del libro stasera, che è proprio trippa, e quella che avete mangiato all’inizio. Tutto il resto sono… ovviamente io ho portato anche, fra le altre cose, un altro libro che avevo scritto, Trippa e pasta, più tradizionale, più legato a quella che è un po’ l’idea di poter fare dei sughi di condimento della pasta, fare dei ripieni anche con questo.
Tornando al discorso di stasera, credo sia anche divertente rompere un po’ gli schemi. Quindi il fatto che io ho messo il pesce nella trippa lo faccio anche perché in qualche modo uno si può divertire. Poi è chiaro che sono ricette che le potete mangiare, magari vi piacciono una volta, due volte; solo anche per l’estate ci sono quelle in cui si mangia trippa o lampredotto — soprattutto la trippa fredda, in questo caso. E lo sapete, se fate trippa… ecco, in questo caso voi avete quest’idea.
Allora, è una collana, Troppa Trippa, che è stata creata da Indro Neri. Si scusa di non essere qui stasera. Indro è veramente un personaggio particolare, perché è uno che è stato in America per non so quanti anni e quando era in America continuava a produrre testi e contenuti sulla trippa. Quindi capite quanto era legato all’idea di Firenze. Alla fine, dopo anni, è tornato in Italia e quindi continua a fare… lui in questo periodo sta facendo il giudice in un concorso di trippa, perché è un mondo che nemmeno io conoscevo: ce ne sono vari in tutte le regioni, in Piemonte, in Veneto, c’erano un sacco di queste confraternite e questi concorsi.
Allora, stasera, come diceva Andrea, questa è la seconda iniziativa che faccio per i Fuori di Taste. Taste è questa iniziativa giunta alla 19ª edizione ed è, devo dire, da un po’ lo spunto per far tante cose. Improvvisamente sembra di essere a New York, no? Tutte le sere “dove vado stasera?”, cosa che a Firenze non è così comune. Tantissime iniziative. Da Burde è un classico: abbiamo sempre fatto una dei Fuori di Taste qui in trattoria, e quindi secondo me è una cosa interessante.
Sullo specifico di quello che mangerete, poi ve ne parlerà Paolo ovviamente, perché lui è in cucina, quindi da questo punto di vista è importante.
È interessante anche — poi dopo vi lascio tranquilli — creare questo aspetto anche con vino e olio, perché l’olio capirete quanto è importante nella gestione di un piatto, la presenza di un olio di qualità. Quello che si è riuscito a fare con il vino, l’olio lo sta rincorrendo. Nella vita, però, più che uno — come si dice — promuove il verbo, e più capirete quanto fa la differenza la qualità dell’olio rispetto a quello che si sta mangiando.
Poi il vino. Il vino: mi piace che Castello di Vicchiomaggio mi segua in tante iniziative. Avete ben cinque vini. Allora, la cosa interessante è quella: divertitevi a capire le differenze, e Simone dopo vi racconterà i vini in maniera più specifica. Però quello che voglio dirvi è: soprattutto godete della serata. Cioè, lasciatevi un po’ andare. Io credo che il mio lavoro… cioè, il mio lavoro è quello di mangiare e bere, no? Alla fine, parole molto povere: “Cosa fai nella vita?” “Vado a mangiare e vado a…” Anzi no, lo dico in maniera più bellina: “Vado a degustare.” È tutto una degustazione, la vendita… Però, in ogni caso, quello che vi dico: rilassatevi stasera, mangiate, poi qualunque domanda noi ci siamo.
Però volevamo — si è fatto questo pippone iniziale perché almeno siete tranquilli quando si inizia a mangiare. Poi ogni tanto ci saranno degli interventi, soprattutto li faranno più loro, che è la cosa più importante.
Già che siete seduti, vi volevo ricordare che io ho anche un’attività teatrale. Qui vicino c’è il teatro Le Spiagge. Io sarò lì il 26 con questo mio amico prete, Andrea Bigalli. Facciamo lo spettacolo che si chiama A tavola con Dio, dove raccontiamo il cibo nelle religioni. Ovviamente è uno spettacolo divertente, però si racconta un po’ di cose — magari tante cose che non sapete, no? — e allora si racconta in una maniera divertente. E siamo proprio vicini, devo dire. 26 febbraio. E devo dire che Le Spiagge, è stato grazie ad Andrea che l’ho conosciuto — il discorso del sommelier — quindi devo dire è stata anche una bella conoscenza.

Ciaffagnoni e Gelato di San Biagio per Tempi di Recupero in Trattoria, venerdi 6 e sabato 7 febbraio

Per la prima volta partecipiamo con la nostra trattoria allaTempi di Recupero Week e lo facciamo in grande stile insieme alla mitica gelatiera Cinzia Otri de La Gelateria della Passera con un piatto cui siamo legatissimi ovvero il dolce di San Biagio (ma in versione gelato) insieme alle “crepes” toscane, ovvero i Ciaffagnoni o Cianfagnoni maremmani. Li trovate in trattoria i prossimi venerdi 6 pranzo e cena e sabato 7 febbraio a pranzo!


In seno alla “Tempi di Recupero Week”, tra venerdì 6 e sabato 7 febbraio la trattoria Da
Burde in via Pistoiese servirà come dessert il Ciaffagnone accompagnato dal gelato di
panettone di San Biagio e il suo crumble. “La nostra trattoria – spiega Paolo Gori col fratello
Andrea – è legata alla parrocchia di San Biagio, e abbiamo voluto realizzare quest’iniziativa
perché un tempo prima era usanza aspettare San Biagio, il 3 febbraio, che insieme alla
Candelora, il giorno prima, segnavano la fine delle feste natalizie per mettere a saldo i
panettoni. Recuperando questa usanza con Cinzia Otri della Gelateria della Passera abbiamo
pensato di recuperare i panettoni avanzati dal Natale per farci un dolce”. “Il gelato al
panettone in sé non è una novità – conferma la gelatiera dell’Oltrarno – ma unirlo alla
riscoperta del ciaffagnone e legarlo alla tradizione di San Biagio, protettore della gola, gli dà
un significato speciale che ho voluto approfondire e sposare”.
Come detto, c’è tanta storia sia dietro i ciaffagnoni che la candelora, festa della luce: rotondi e
di color paglierino, i ciaffagnoni ricordano proprio il disco solare e per questo sin dal
Cinquecento vengono considerati come dolce da consumarsi in occasione della candelora. Il
loro ritorno sulla tavola di Burde rientra perfettamente nello spirito della “Tempi di Recupero
Week”, la settimana – che si conclude domenica 8 febbraio – in cui chef, vignaioli, osti e
gelatieri italiani si mettono insieme per porre l’accento sulle buone pratiche quotidiane che
diffondono la cultura della consapevolezza e della sostenibilità nei rispettivi settori.

Le Strie – Valtellina Superiore 2011 Stefano Vincentini

Le streghe sono quelle di Stefano che, con questo Valtellina Superiore proveniente da vigneti in più zone, mostra la grande capacità evolutiva e di terziarizzazione del Nebbiolo della Valtellina. Questo 2011 oggi ha un colore trasparente ma con una certa tonalità aranciata, mattone e granata.
Al naso emergono note che vanno dal cuoio al tartufo bianchetto, dal sottobosco umido alla foglia di tabacco, dalla china alla liquirizia dolce, tutte ravvivate da una centralità di frutto tra mirtillo, ribes nero e prugna secca decisamente invitanti. Non mancano sentori di rosa appassita, pot-pourri, rabarbaro candito e una delicata nota di pepe rosa e ginepro che richiamano la balsamicità montana.
In bocca ancora grande vitalità ed energia: note di bergamotto, scorza d’arancia amara, noce di cola e radice di genziana che ricordano veramente la dolcezza balsamica e piccante della montagna. Il suo andarsene sinuoso nel palato, con tannini ormai setosi e perfettamente integrati, lo rende un vino decisamente eclettico per tantissimi abbinamenti, dal bollito misto ai formaggi stagionati come il Bitto.

Triacca e Sassella – Il Ciaz Sassella Valtellina Superiore DOCG 2021 (Donato Ruttico)

Il Ciaz è “il sasso”, ovvero la componente rocciosa che qui è fortissima. Infatti siamo molto in alto, quasi a 700 metri, ma soprattutto su pochissimo strato di terreno, e quindi da questo vino emergono note minerali veramente intense.
Note che ricordano l’affumicato, il ferroso, il rugginoso, la grafite, la pietra focaia e la polvere da sparo si mescolano a sentori di sottobosco, terriccio umido, funghi porcini e tartufo nero veramente importanti. Il tutto è accompagnato da rivoli di frutta scura: mirtillo, ribes nero, mora di rovo, prugna secca, poi note balsamiche di sandalo, mirra, incenso, resina e ginepro.
Si aggiungono un cenno leggero appena accennato di cuoio, china, liquirizia, una nota etilica (alcol di rose), pepe nero, peperoncino e noce moscata che esprimono forza, energia di montagna e una grandissima eleganza. Non manca la componente floreale di rosa appassita e viola mammola che conferisce ulteriore complessità.
In bocca è intenso, ricco, speziato, con un volume pazzesco e un tannino bello vispo ma integrato in maniera precisa nella sua struttura: non dà mai disturbo, non è mai troppo asciugante e anzi rende il sorso ritmato e appassionante. La mineralità salina e la freschezza acida donano grande bevibilità nonostante la concentrazione.
Un grande vino da stracotti, stufati e cacciagione, ma che in realtà fa la sua grande figura in tantissimi abbinamenti e tantissimi piatti, cominciando ovviamente da quelli locali a base di formaggio come il Bitto stagionato e la Casera, dove la grassezza riesce a creare un bel confronto con questo tannino, con questo frutto e con queste energie dirompenti del Nebbiolo di alta montagna.Claude è un’AI e può commettere errori. Verifica le risposte.

Canaiolo 2023 Pieve di Campoli Igt Toscana

Dalla Pieve di Campoli della Diocesi di Firenze ecco un vino che non ti aspetti… Subito al naso ha una nota completamente diversa da altri vini del Chianti Classico. Arrivando soprattutto dal Sangiovese a questo, il frutto veramente è questa prugna, quasi questa ciliegia, queste amarene, le visciole.
Il canaiolo ha delle note che ricordano effettivamente anche il mandorlato – mandorle col caramello che si trova alle fiere. Sa un po’… c’è qualche odore di luna park, il misto quando vai ad arrivare al luna park e sentire nocciole, torrone, soffiato, la mela candita. Ecco, quel profumo lì che, però diciamo, sarà che te lo ricordi quando eri bambino, ma ti mette subito in sintonia, ti portano a spasso…
Appunto, poi le note sono semplicemente un po’ di nocciola, le note di mandorle.
È un vino – vedete – questo spiazza abbastanza. Se il Pugnitello forse è più simile al Sangiovese, perché ti aspetti… questo canaiolo è veramente un altro mondo. Soprattutto questa è una vecchia vigna, quindi in realtà c’è – anche lo sentirete in bocca – questo spessore un po’ salino, un po’ ferroso.
Andate ad assaggiare: è un vinone. Qui l’alcol è importante, siamo sui 15°, e qui l’alcol… in realtà il calore no, però l’alcol, la rotondità si sente tanto. Quindi un vino rotondo che ha bisogno del piatto, e un po’ di speziatura, anche un po’ di piccantezza che lo assorbe secondo me molto bene.
E poi ecco, anche qui la persistenza, la capacità di abbinarsi – quindi il piatto deve essere un po’ impegnativo.
Però questo sta benissimo anche a chiacchiera… Cioè, invece di un Amarone, un bicchiere di Canaiolo vi risolvete un pomeriggio