Il prossimo venerdi 20 marzo Arriva finalmente in trattoria Tenuta Fratini da Bolgheri! Una serata che sarà un viaggio alla scoperta di microclimi e terroir di una DOC molto nota e celebre ma poco approfondita da tanti anche esperti.. Insieme a Davide d’Alterio studieremo la loro visione contemporanea e affinatissima del terroir bolgherese. Anteprima del vino del Mugello della famiglia e i tre grandi rossi già di culto della Tenuta, Clinio, Harte e il rarissimo grand vin Hortense saranno messi alla prova dagli Gnudi al Lardo e il Piccione in arrosto morto di Paolo Gori. E per festeggiare San Giuseppe, avrete le frittelle per lo “sgarro” di Quaresima…
Menu Crostino maremmano Acquacotta Gnudi al Lardo Piccione alla Macchia in arrosto morto Frittelle di San Giuseppe
Bellissimo scoprire la Valtellina con un vino come questo di Alessio Magi, che esprime il carattere solare e allo stesso tempo fresco di questa zona d’Italia così particolare. Le note principali sono quelle del Nebbiolo di montagna: incenso, rosa rossa, geranio e violetta, accompagnate da un bel corredo balsamico di timo, mentuccia, pepe bianco, lino e talco che danno quasi un’idea di zucchero filato, una dolcezza che ovviamente nel vino non c’è ma che la suggestione aromatica è veramente forte. Si aggiungono note di ciliegia sotto spirito, ribes rosso, fragola di bosco e una leggera componente speziata di liquirizia e anice stellato. Al sorso grinta e carattere, con una bellissima acidità, un bel tannino fine e una dolcezza di fragola mista a ciliegia e melagrana nel finale di bocca che restituisce la sorgente dolcezza di questi ripidi e scoscesi lembi di montagna. La mineralità ferrica dona persistenza e verticalità.
La bistecca fritta è un piatto delle feste, delle grandi occasioni della cucina fiorentina. A differenza della classica bistecca alla fiorentina cotta sulla brace, questa versione fritta nasce dalla necessità di utilizzare i tagli disponibili in trattoria, quando si serviva la fiorentina con osso. È un piatto che mia nonna ha sempre fatto, cucinando con quello che c’era in casa – o meglio, in ristorante, visto che abitava al piano di sopra e la cucina del ristorante era la sua unica cucina.
Scelta della Carne
Il Taglio
Lombata di manzo, tagliata con l’osso a T
Si può fare sia dal filetto che dalla costata
Spessore consigliato: 3 dita (circa 3-4 cm) – non di più
La Razza
Evitate razze troppo aromatiche o frollate intensamente. Io preferisco razze più mansuete come:
Piemontese (scelta consigliata)
Calvana
Chianina (solo se poco frollata, altrimenti risulta troppo aromatica in frittura)
Perché non Chianina frollata? La Chianina storicamente è una razza da lavoro. Con la frollatura sprigiona aromi che sulla frittura non funzionano bene. Se proprio volete usarla, non fatela frollare troppo – siate consapevoli che avrete un animale molto più duro e un’intensità di gusto più intensa.
Perché carne poco marezzata? La fiorentina fritta, a differenza di quella alla brace, cuoce più rapidamente all’interno. Preferiamo carni non tanto marezzate perché il grasso in eccesso cede troppa componente aromatica in frittura.
Pangrattato di pane toscano (fatto in casa, tostato in forno)
Per la frittura:
Olio di semi di girasole alto oleico (tipo Freeend)
Temperatura: 150-160°C
Per l’acciugata (salsa tradizionale):
Acciughe sotto sale
Capperi sotto aceto
Olio extravergine
Burro
Preparazione
1. Preparazione della Carne (2 ore prima)
Tagliate dalla lombata una bistecca spessa 3 dita
Pulite il grasso in eccesso che in frittura cederebbe troppo aroma
Notate le due parti: controfiletto (triangolare, più tosto) e filetto (tondo, morbidissimo)
Salatela massaggiandola con sale grosso – non abbiate paura, copritela letteralmente di sale. L’uovo non riuscirà mai a far penetrare sale in un pezzo di carne di questa altezza
Fate riposare 1 ora a temperatura ambiente
2. Panatura (dopo 1 ora)
Togliete il sale in eccesso – il sale avrà tirato fuori i liquidi della bistecca
Asciugate bene la carne, altrimenti la farina non si attacca
Prima passata:
Infarinate tutta la bistecca
Togliete l’eccesso
Passatela nell’uovo sbattuto e salato
Fate attenzione che l’uovo ricopra interamente la carne – dove non c’è uovo, la panatura non attaccherà
Pangrattatura:
Passate nel pangrattato di pane toscano fatto in casa
Massaggiate la carne per far aderire bene il pangrattato – questo è fondamentale perché in cottura l’umidità tenderà a staccare la panatura
Seconda passata (per dare spessore):
Tornate sull’uovo
Tornate sul pangrattato
Massaggiate ancora per far aderire tutto
Lasciate riposare 1 ora fuori dal frigo – deve arrivare in frittura a temperatura ambiente, altrimenti cuocerà troppo veloce fuori e rimarrà fredda dentro
3. Frittura (circa 15-20 minuti totali)
Scaldate l’olio a 150-160°C – temperatura NON troppo alta, dobbiamo darle tempo di cuocere dentro
Immergete delicatamente la bistecca nell’olio
Primo lato: 5-10 minuti – quando ha fatto una bella crosta dorata, giratela con una pinza (non forchetta, altrimenti bucate e staccate la panatura)
Secondo lato: altri 5-10 minuti
Controllate la temperatura interna con termometro a sonda vicino all’osso (la parte che rimane più cruda): deve arrivare a 55-60°C
Quando raggiunge la temperatura, tiratela fuori e fatela riposare in piedi sull’osso (se possibile) oppure su carta assorbente
Importante: fate riposare la carne affinché i liquidi si sistemino e la panatura non si stacchi
4. Preparazione dell’Acciugata
Mentre la bistecca riposa, preparate la salsa tradizionale:
Pulite le acciughe sotto sale dalle lische
Battete al coltello acciughe e capperi
Scaldate l’olio in un pentolino
Aggiungete i capperi
Sciogliete le acciughe nell’olio
Spegnete il fuoco (altrimenti l’acciuga prende il metallico)
Ingentilite con burro
A cosa serve l’acciugata? Dà sapore alla parte interna della bistecca, che avendo poca panatura rispetto alla carne rischierebbe di essere poco saporita. I capperi sottoaceto aggiungono acidità che col fritto sta sempre bene.
5. Taglio e Servizio
Seguite l’osso centrale con il coltello per staccare la carne
Prima il controfiletto (la parte triangolare, più tosta)
Poi il filetto (la parte tonda, morbidissima)
Tagliate fette abbastanza fini in maniera che il calore arrivi bene a tutto il pezzo
Impiattate mettendo un pezzo di filetto e un pezzo di controfiletto per far assaggiare le due consistenze
Servite con l’acciugata a parte o versata sopra
Note dello Chef
La carne fuori sarà più cotta e cambierà colore, ma dentro deve rimanere rosa, calda ma al sangue
È più facile fare una bistecca fritta a casa che una fiorentina alla brace, se non avete una brace forte
Servite su piatti caldi
L’acciugata può sembrare strana con la carne, ma era tradizione: quando non c’era distinzione tra grasso e magro, mischiare pesce e carne era molto più diffuso
Paolo Gori Trattoria da Burde, Firenze 125 anni di tradizione dal 1901
Siamo affezionati a questo ardimento — usare queste due cose molto forti insieme. Sapete perché si mangia la pecora da queste parti? Per ragioni storiche. Firenze non voleva il passaggio degli armenti che transumavano dai monti — soprattutto dal Casentino verso il mare — e quindi le vie della transumanza si dividevano: una passava da Campi e Compiobbi, l’altra più sulle colline, sulla parte di Bagno a Ripoli. Il passaggio veniva pagato — pagato con gli animali che morivano e rimanevano sul territorio, oppure lasciando le pecore più vecchie. Era il modo con cui si pagava l’affitto del terreno alla Signoria. Per questo, da questa zona fino a tutta Sesto e Campi, cuocere la pecora è una tradizione radicata.
La pecora, fino a poco tempo fa, in questa parte di Firenze la mangiavamo noi e basta — e ci guardavano malissimo. Ora invece la carta è girata: tutti i ristoranti, se non cucini la pecora, se non hai la trippa di pecora, non sei nessuno. Anche lì, i corsi e ricorsi storici — ormai è stato sdoganato come taglio di carne.
L’abbiamo cucinata in due modi classici: sulla pentola, che è il suo classico, e in umido. Avevo anche pensato di fare la bistecchina, ma sapete — la pecora è molto grassa. Ho una sola griglia con una cappa e fare la bistecchina vuol dire rischio d’incendio. Abbiamo qui una nutrita rappresentanza della Sagra del Ranocchio, che sa bene cosa vuol dire grigliare la pecora — una capacità incendiaria molto simile a quella del rosticciano.
Come antipasto abbiamo fatto il classico uovo alla scozzese. Poi la farinata di cavolo nero, perché l’intensità e la pungenza del cavolo nero si sposa bene con sentori intensi come quelli del whisky. E abbiamo chiuso con un dolce di origine scozzese, abbinato come si conviene a fine pasto.
È stato quindi un mix tra cucina toscana e qualche accento di cucina scozzese!
Ecco un Chianti Classico che non ha mai paura di uscire in ritardo infatti questa 2013 è l’ultimo andata in commercio per Montemaggio.Ilaria è una vinaio esperta e quando esce sa che può contare su un prodotto fine d’istinto elegante e di una classe sorprendente queste selezioni 2016 sfoggia una rilassatezza impressionante fatta di note di ebanisteria di frutta sottospirito mirtillo ribes nero viola candita per Moto da tabacco olive e un finale che va da vincenzo ginepro. Al sorso a Corona bellissima freschezza, un frutto terzo e nitido e soprattutto un tannino rilassato, ma che non manca di pungere. Un vino notevole per tutto pasto su carne ma non eccessivamente si è alzato e che a tavola si è rivelato un bellissimo compagno della zuppa inglese
Siamo felici di collaborare con chef e artisti della tavola della nostra città. E soprattutto, ci piace tantissimo la pizza! Ecco perché abbiamo raccolto subito l’invito di Mario Cipriano , uno dei pizzaioli più talentuosi di Firenze, per questa serata speciale. Mercoledì 25 febbraio torna il format “L’ospite da Cipriano” , ideato dal maestro pizzaiolo Mario Cipriano: una serata di condivisione e collaborazione con Paolo Gori , titolare e chef della nostr Trattoria . Un appuntamento in cui anche il pubblico è chiamato a partecipare, votando il piatto più riuscito della cena, che entrerà in carta da Cipriano Pizzeria come special per un periodo limitato.
La pizza come terreno di dialogo, la cucina come gesto di amicizia e collaborazione. È questo lo spirito che anima L’ospite da Cipriano , il format ideato da Mario Cipriano, pizzaiolo tre spicchi Gambero Rosso che a Firenze ha trovato la sua seconda casa. Martedì 25 febbraio alle ore 20 , nel locale a San Frediano, va in scena un nuovo appuntamento all’insegna della convivialità e del buon cibo, con un ospite d’eccezione: la storica Fiaschetteria e Trattoria Da Burde .
Nato nel corso del 2024, L’ospite da Cipriano è un progetto pensato come un percorso di incontri e contaminazioni, che ha già visto avvicendarsi protagonisti diversi della scena gastronomica italiana, come Lucia Antonelli , considerata la “regina dei tortellini”, e Manuel Maiorano , premiato pizzaiolo pistoiese.
Protagonista di questo appuntamento sarà Paolo Gori , anima e volto di Trattoria Da Burde, indirizzo simbolo della città per la cucina fiorentina più autentica. Cuoco, oste, divulgatore e sommelier, Gori rappresenta da anni un punto di riferimento per Firenze e non solo: insieme al fratello Andrea custodisce e racconta la tradizione gastronomica toscana, rendendola viva, accessibile e profondamente contemporanea.
L’incontro tra Mario Cipriano e Paolo Gori prende forma in un menù speciale a quattro mani , costruito sugli impasti di Cipriano – che a Firenze ha portato la sua verace pizza napoletana – e sui topping firmati Da Burde, espressione diretta della cucina popolare fiorentina.
Un percorso che attraversa consistenze e linguaggi diversi:
Montanarina con lampredotto e salsa verde
Pizza classica con fiordilatte, tartufo, aglione e pecorino
Pala romana con cacciucco di ceci
Padellino con stracotto
Padellino dolce al castagnaccio, con ricotta e noci
Durante la serata, gli ospiti saranno coinvolti attivamente e potranno votare il piatto più riuscito del menù a quattro mani. La proposta più apprezzata potrà entrare nella carta di Cipriano Pizzeria come special per un periodo limitato, trasformando la cena in un’esperienza condivisa, in cui il dialogo con il pubblico diventa parte integrante del processo creativo.
L’evento racconterà l’incontro tra due tradizioni gastronomiche forti: da un lato Napoli , con la sua cultura della pizza, popolare e profonda; dall’altro Firenze , città di eleganza e misura, custode di una tradizione culinaria schietta e riconoscibile.
Nel suo forno, Cipriano ha scelto di far convivere questi due mondi, dando vita a una pizza napoletana capace di dialogare con il contesto che la ospita. L’incontro tra gli impasti di Cipriano e la cucina fiorentina di Burde diventa in questa occasione la prova concreta di come la contaminazione, quando nasce dal rispetto e dalla conoscenza, possa generare un racconto autentico del territorio. Un dialogo tra tradizioni diverse ma affini, che si riconoscono e si valorizzano a vicenda.
Con L’ospite da Cipriano , Mario Cipriano conferma così il suo ruolo di interprete contemporaneo della pizza a Firenze : un pizzaiolo che porta con sé un angolo di Napoli, filtrato attraverso l’eleganza e la cultura gastronomica di una città che ha saputo accoglierlo e che oggi trova nella sua pizzeria un luogo di incontro, confronto e racconto.
Cipriano Pizzeria – Via Pisana, 186/R, Firenze tel 3924174342
Dopo il successo delle passate edizioni dedicate a Scozia e Irlanda, quest’anno portiamo il whisky a casa nostra: torna la serata intensa ed emozionante della Whisky Dinner, ma questa volta con protagonista il Florentis Tuscan Malt Whisky. Avremo con noi Enrico Chioccioli Altadonna, Master Distiller di Florentis, che ci racconterà questa straordinaria avventura toscana del whisky, e Daniele Cancellara del leggendario Rasputin Bar, che ci guiderà nella degustazione. Il menu della serata seguirà la tradizione che ci ha resi famosi: dai piatti affumicati fino alla pecora in umido tipica della piana fiorentina, ogni portata sarà pensata per esaltare il malto d’orzo distillato, questa volta però sotto il sole della Toscana invece che tra le brume scozzesi.
Menu della serata Scotch eggs Farinata cavolo nero Penne sulla pecora Pecora in umido Cranachan
Distillati in abbinamento Florentis Whisky Super Tuscan Wine Cask Florentis Whisky Vinsanto Wine Cask Florentis Tuscan Malt Whisky Single Cask VL 2024
Oggi mangio questo fegatello. Un fegatello che oggi ha un sapore un po’ amaro, un po’ dolce. Dietro ai nostri fegatelli c’è una storia lunghissima. C’è un’amicizia, c’è una collaborazione che ormai dura veramente da tanti anni. Dietro a questi fegatelli c’è Virgilio. Virgilio è il nostro macellaio, che serviva mio nonno. Poi suo figlio ha servito mio padre. E il suo nipote Niccolò ora serve me. Ieri Virgilio ci ha salutato. Ci ha salutato da gran signore. Sapere che dietro a questi fegatelli c’è la storia di due famiglie — come spesso succede, grandi ristoratori e grandi bottegai, macellai che ci portano cose buone, cose fatte con amore. Fino a pochissimi giorni fa, quando Burde ordinava i fegatelli, Virgilio prendeva, andava in bottega, prendeva la rete, li incartava. Non potete immaginare la serenità, la soddisfazione, la bellezza che c’è nell’avere persone così, che hanno servito tuo nonno, hanno servito tuo padre e ora lavorano con te. Quindi dietro al mitico fegatello di Burde c’è Virgilio, e dopo di lui c’è Gabriele e c’è Niccolò, perché ormai sono tre generazioni che lavoriamo insieme. Loro a volte un po’ nascosti, noi un pochino più in mostra. Quindi grazie alla famiglia Tarchi, di continuare a servirci. E questo fegatello oggi ha un sapore… ha il suo sapore, leggermente amarognolo del fegato, e oggi un amaro un pochino più spinto. Perché Virgilio non sarà più a fare i fegatelli per noi, anche se per fortuna c’è Niccolò, che è più o meno un po’ più giovane di me, e c’è Gabriele, che ancora prendono la rete, li incartano, li fanno tondi perfetti. Quindi un po’ amaro, ma anche un dolce ricordo di tutti questi anni in cui Virgilio ha incartato i fegatelli per noi. Buon riposo, Virgilio!
Paolo Gori e Leonardo Romanelli parla del menu per Trippa e Pesce, una serata con Leonardo Romanelli durante la fiera Taste 2026. Si parla e si racconta come mai sono irresistibili Trippa, cozze e zafferano, trippa e seppie inzimino, e le costine di maiale su polenta affumicata… Perchè siamo partiti da Trippa cozze e zafferano?
La trippa ha sicuramente la consistenza simile alla cozza, il sapore è molto neutro. Dargli la salinità del mare della cozza effettivamente è una cosa grandissima. E sapete che la trippa ha sempre un po’ di burro, no? E quindi sia la cozza – e tutti i molluschi, è uno di quelli che più ha sensazione grassa – e quando c’è tanto burro, lo zafferano… pensate al risotto milanese all’ossobuco: lo zafferano è il suo compagno. Quindi effettivamente è un piatto che anche senza provarlo deve essere buono, e funzionava, funzionava. Spaghetto all’olio Fattoria di Maiano e fagioli Poi abbiamo fatto, per sentire bene l’olio, un piatto che vedesse l’olio protagonista. Quindi abbiamo preso lo spaghetto del Fabri con l’olio della Fattoria di Maiano, l’abbiamo saltato e poi un fagiolo zolfino sotto, proprio per di nuovo avere maggiore consistenza. Lo zolfino ci manteneva la sensazione dell’olio in bocca. Trippa e seppie in zimino E poi sapete che a Firenze con lo zimino ci si fa la trippa e le seppie. Normalmente non si mischiano mai: si fa trippa in zimino e seppie in zimino. In questo caso abbiamo messo insieme sempre le due tenacità – un po’ più secca, più tenace la trippa, il nasello/seppie più morbido – e questi sapori appunto giocavano storicamente andando fra di loro. Sapete che lo zimino in realtà… cioè, il nome deriva da un pesce di fiume, che quindi il pesce di fiume porta con sé un modo di cucinare una carne, ma naturalmente cucina il pesce con le verdure, no? Quindi questo richiamo era molto carino ed evocativo. Costoline di bue con polenta affumicata E poi arriviamo un po’ al secondo piatto, e qui c’erano le costoline. Quindi era un po’ stufato, una rosticciana di bue fatta al forno. Dicevi: “Ma come hai fatto a fumare la polenta?” In realtà questa è una polenta di un piccolo produttore che produce anche un presidio Slow Food. Siamo nell’alta montagna fra la Toscana e la Liguria. Loro usano i tecci, che sono i nostri graticci. Normalmente ci fanno le castagne: quando hanno finito, quando hanno seccato le castagne, c’è secco anche il mais. Quindi funzionano come i metati, no? Sotto si accende il fuoco, sopra ci sono i graticci, ci si mette il mais, le castagne ad affumicare. Un po’ che succede: col fuoco acceso il profumo della legna e quindi il calore e il fumo va a prendere, affumicando questa polenta. Quindi è affumicata perché proprio il chicco di polenta viene affumicato. Quindi non l’ho aggiunto io, proprio nasce così. Come se voi sentite la loro farina di castagne seccata nei tecci, ha questo retrogusto leggermente affumicato. Panettone per San Biagio Poi, sapete che da Burde sta nella parrocchia di San Biagio. Questa è la settimana in cui noi festeggiamo il nostro santo patrono. Un’usanza più nordica e fiorentina era quella di aspettare la Candelora, che è il 2 febbraio, per mettere a sconti i panettoni. Perché la Candelora è l’ultima festa solare – se lo guardiamo da un punto di vista pagano – ma è l’ultima festa collegata poi al Natale. Quindi con la Candelora si chiude il ciclo natalizio. Prima le decorazioni di Natale si facevano il 24 dicembre: cioè mio zio l’albero di Natale, il presepe, lo facevano quando tornavano dalla messa di Natale, quindi la vigilia. Ora si comincia a fare a novembre quasi. Quindi il periodo di Natale in realtà… cioè, con il cambio d’ora si chiudeva effettivamente il periodo di Natale. Quindi il primo giorno finito il periodo di Natale era il 3 febbraio, ed era San Biagio. Quindi a San Biagio si mettevano a sconti i panettoni. E quindi oggi abbiamo fatto questo: abbiamo ripreso quest’usanza rimangiando il panettone di Natale. In questo caso il produttore del nostro forno è il Mangiapane, con piccolo forno di Greve in Chianti.
Leonardo Romanelli Leonardo Romanelli presenta il suo nuovo libro di ricette dedicato al quinto quarto di mare: Con il lampredotto, allora, io ho scritto queste ricette — ne abbiamo assaggiata una del libro stasera, che è proprio trippa, e quella che avete mangiato all’inizio. Tutto il resto sono… ovviamente io ho portato anche, fra le altre cose, un altro libro che avevo scritto, Trippa e pasta, più tradizionale, più legato a quella che è un po’ l’idea di poter fare dei sughi di condimento della pasta, fare dei ripieni anche con questo. Tornando al discorso di stasera, credo sia anche divertente rompere un po’ gli schemi. Quindi il fatto che io ho messo il pesce nella trippa lo faccio anche perché in qualche modo uno si può divertire. Poi è chiaro che sono ricette che le potete mangiare, magari vi piacciono una volta, due volte; solo anche per l’estate ci sono quelle in cui si mangia trippa o lampredotto — soprattutto la trippa fredda, in questo caso. E lo sapete, se fate trippa… ecco, in questo caso voi avete quest’idea. Allora, è una collana, Troppa Trippa, che è stata creata da Indro Neri. Si scusa di non essere qui stasera. Indro è veramente un personaggio particolare, perché è uno che è stato in America per non so quanti anni e quando era in America continuava a produrre testi e contenuti sulla trippa. Quindi capite quanto era legato all’idea di Firenze. Alla fine, dopo anni, è tornato in Italia e quindi continua a fare… lui in questo periodo sta facendo il giudice in un concorso di trippa, perché è un mondo che nemmeno io conoscevo: ce ne sono vari in tutte le regioni, in Piemonte, in Veneto, c’erano un sacco di queste confraternite e questi concorsi. Allora, stasera, come diceva Andrea, questa è la seconda iniziativa che faccio per i Fuori di Taste. Taste è questa iniziativa giunta alla 19ª edizione ed è, devo dire, da un po’ lo spunto per far tante cose. Improvvisamente sembra di essere a New York, no? Tutte le sere “dove vado stasera?”, cosa che a Firenze non è così comune. Tantissime iniziative. Da Burde è un classico: abbiamo sempre fatto una dei Fuori di Taste qui in trattoria, e quindi secondo me è una cosa interessante. Sullo specifico di quello che mangerete, poi ve ne parlerà Paolo ovviamente, perché lui è in cucina, quindi da questo punto di vista è importante. È interessante anche — poi dopo vi lascio tranquilli — creare questo aspetto anche con vino e olio, perché l’olio capirete quanto è importante nella gestione di un piatto, la presenza di un olio di qualità. Quello che si è riuscito a fare con il vino, l’olio lo sta rincorrendo. Nella vita, però, più che uno — come si dice — promuove il verbo, e più capirete quanto fa la differenza la qualità dell’olio rispetto a quello che si sta mangiando. Poi il vino. Il vino: mi piace che Castello di Vicchiomaggio mi segua in tante iniziative. Avete ben cinque vini. Allora, la cosa interessante è quella: divertitevi a capire le differenze, e Simone dopo vi racconterà i vini in maniera più specifica. Però quello che voglio dirvi è: soprattutto godete della serata. Cioè, lasciatevi un po’ andare. Io credo che il mio lavoro… cioè, il mio lavoro è quello di mangiare e bere, no? Alla fine, parole molto povere: “Cosa fai nella vita?” “Vado a mangiare e vado a…” Anzi no, lo dico in maniera più bellina: “Vado a degustare.” È tutto una degustazione, la vendita… Però, in ogni caso, quello che vi dico: rilassatevi stasera, mangiate, poi qualunque domanda noi ci siamo. Però volevamo — si è fatto questo pippone iniziale perché almeno siete tranquilli quando si inizia a mangiare. Poi ogni tanto ci saranno degli interventi, soprattutto li faranno più loro, che è la cosa più importante. Già che siete seduti, vi volevo ricordare che io ho anche un’attività teatrale. Qui vicino c’è il teatro Le Spiagge. Io sarò lì il 26 con questo mio amico prete, Andrea Bigalli. Facciamo lo spettacolo che si chiama A tavola con Dio, dove raccontiamo il cibo nelle religioni. Ovviamente è uno spettacolo divertente, però si racconta un po’ di cose — magari tante cose che non sapete, no? — e allora si racconta in una maniera divertente. E siamo proprio vicini, devo dire. 26 febbraio. E devo dire che Le Spiagge, è stato grazie ad Andrea che l’ho conosciuto — il discorso del sommelier — quindi devo dire è stata anche una bella conoscenza.
Per la prima volta partecipiamo con la nostra trattoria allaTempi di Recupero Week e lo facciamo in grande stile insieme alla mitica gelatiera Cinzia Otri de La Gelateria della Passera con un piatto cui siamo legatissimi ovvero il dolce di San Biagio (ma in versione gelato) insieme alle “crepes” toscane, ovvero i Ciaffagnoni o Cianfagnoni maremmani. Li trovate in trattoria i prossimi venerdi 6 pranzo e cena e sabato 7 febbraio a pranzo!
In seno alla “Tempi di Recupero Week”, tra venerdì 6 e sabato 7 febbraio la trattoria Da Burde in via Pistoiese servirà come dessert il Ciaffagnone accompagnato dal gelato di panettone di San Biagio e il suo crumble. “La nostra trattoria – spiega Paolo Gori col fratello Andrea – è legata alla parrocchia di San Biagio, e abbiamo voluto realizzare quest’iniziativa perché un tempo prima era usanza aspettare San Biagio, il 3 febbraio, che insieme alla Candelora, il giorno prima, segnavano la fine delle feste natalizie per mettere a saldo i panettoni. Recuperando questa usanza con Cinzia Otri della Gelateria della Passera abbiamo pensato di recuperare i panettoni avanzati dal Natale per farci un dolce”. “Il gelato al panettone in sé non è una novità – conferma la gelatiera dell’Oltrarno – ma unirlo alla riscoperta del ciaffagnone e legarlo alla tradizione di San Biagio, protettore della gola, gli dà un significato speciale che ho voluto approfondire e sposare”. Come detto, c’è tanta storia sia dietro i ciaffagnoni che la candelora, festa della luce: rotondi e di color paglierino, i ciaffagnoni ricordano proprio il disco solare e per questo sin dal Cinquecento vengono considerati come dolce da consumarsi in occasione della candelora. Il loro ritorno sulla tavola di Burde rientra perfettamente nello spirito della “Tempi di Recupero Week”, la settimana – che si conclude domenica 8 febbraio – in cui chef, vignaioli, osti e gelatieri italiani si mettono insieme per porre l’accento sulle buone pratiche quotidiane che diffondono la cultura della consapevolezza e della sostenibilità nei rispettivi settori.
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