paolo gori

Pugnitello IGT Toscana 2022 Pieve di Campoli

Il Chianti classico in generale è sempre stato fatto da Sangiovese e altri cosiddetti vitigni complementari, che però dopo la fillossera, dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando siamo andati a ripiantare, alcune varietà ce ne siamo dimenticati – o perlomeno erano complicate, meno produttive e non ci servivano più.
Il Pugnitello è una di queste varietà. Come Canaiolo, Colorino – che abbiamo continuato a piantare – Pugnitello, Malvasia Nera, Foglia Tonda, Barsalina (anche detta Mazzatta) sono tutte varietà che abbiamo utilizzato insieme al Sangiovese perché davano un po’ di colore, un po’ di struttura, un po’ di sostanza, davano un po’ di piacevolezza in gioventù.
Oggi che con il Sangiovese veramente si può fare praticamente di tutto, c’è meno bisogno. Ma alcune di queste varietà vale la pena riscoprirle, e il Pugnitello è una di queste.

L’origine del nome

Si chiama così perché il grappolo sembra un piccolo pugno. Era comunque difficile, poco produttiva – più che altro produttiva, un po’ complicata da gestire – quindi ce ne siamo dimenticati.

La riscoperta

Come mai è stata riscoperta? È stata riscoperta perché – penso che se ci fate caso, dentro avete assaggiato un Recioto oggi – quello che si cerca sono vini che siano speziati. Meglio anche qualche anno fa la spezia, i profumi, queste note che ricordano appunto il pepe, la cannella, e quasi la noce moscata. Delle note sì sicuramente di frutto, di sottobosco, ma anche questa nota un po’ pepata, queste note un pochino esotiche: lampascioni, neroli. Ecco, queste cose.
Vai giù anche un po’ di caramello, di sottobosco – sono aromi che troviamo anche nel Merlot, in altri vitigni – ma troviamo anche nel Pugnitello.

Caratteristiche del vino

La cosa bella del Pugnitello è che, al di là dell’essere molto profumato, è anche molto colorato, come vedete. Guardate quanto è bello, oscuro. Chiaramente una volta c’era bisogno, c’era sempre abbastanza Sangiovese. Quando invece in realtà un vino rimane molto fresco, molto leggero – il corpo non ha corpo, ha una struttura molto meno struttura di quella che ci si sarebbe immaginato semplicemente annusandolo.
Ecco, e quindi diventa un vino molto moderno. In realtà oggi le persone vogliono sia la spezia, la ricchezza, ma non sono più disposte ad avere nel bicchiere né alcol, né troppo tannino, né troppo volume, troppo corpo.

Il Pugnitello oggi

Quindi il Pugnitello nel Chianti Classico è stato ripiantato. Tante aziende lo usano di nuovo nel blend con il Sangiovese, ma per motivi diversi, e qualcuno lo fa in purezza. È molto bellino e oggi non è che ci sia un vero e proprio boom, però insomma, se metti in tavola il Pugnitello, alla gente il nome è carino, ti piace, ma soprattutto è proprio il suo stile.

Abbinamenti

Questo che noi abbiamo assaggiato sul risotto – ma sentite – ci sta bene sulla guancia, ma in realtà è sulla griglia, su carne bianca si presta. Anche ma sta bene anche su un cacciucco, è anche sul pesce un pochino, un pochino salsato. È un vitigno molto, molto… che trattato in certi modi si può fare anche un vinone, ma non è proprio la sua vocazione. La sua vocazione è questa: speziatura, scuro, e questa bella agilità in bocca.

Sant’Alfonso Chianti Classico 2023 Famiglia Zingarelli


Giulia Zingarelli ci racconta la sempre più sfaccettata realtà della sua famiglia, celebre per Rocca delle Macìe cui oggi affianca una serie di vini “Famiglia” con senso del terroir ancora più profondo. In questo calice di Chianti Classico Tenuta Sant’Alfonso prevalgono i toni caldi e scuri come note aromatiche, prugna e more, un poco di macchia ed elicriso che potrebbero far pensare ad un vino impegnativo ma la bocca ha spinta su energia fruttata che non fa calare la tensione e la piacevolezza . Ottimo su antipasti e su carni bianche e minestre di una certa struttura!

Castellaccio Chianti Classico Gran Selezione Costa Alla Villa 2023

La prima Gran Selezione di Davide Bottai mostra Lamole al suo meglio con un tono arioso e aereo , elegantissimo, sottile eppure forzuto con note nordiche di rosa canina e corbezzolo , poi mela rossa, cardamomo. Il sorso è sottile e ferroso con liquirizia ruggine e arancio rosso con una nota fumè ed eucalipto nel finale grintoso che rilancia sempre nella beva e a tavola si rivela fantastico su un cinghiale in umido di Paolo Gori.

Florentis Whisky Vinsanto Wine Cask

Seguiamo Enrico Chioccioli Altadonna, Master Distiller di Florentis nella degustazione del whisky invecchiato in Caratelli da Vin Santo e che riprende la spiegazione di come nasce un whisky iniziata qui.

Allora, i due whisky sono esattamente lo stesso liquido — si direbbe lo stesso new make, perché il whisky è tale solo dopo tre anni di invecchiamento. Quindi quando esce dall’alambicco, essendo un’acquavite di cereali, viene chiamato generalmente new make.
Nel nostro caso, in distillazione facciamo un unico passaggio. Chi è appassionato di distillazione forse dovrebbe passarci tutta la sera a parlare degli alambicchi in Scozia — le forme, come cambiano i risultati in distillazione. Il liquido che ottieni — per farla molto semplice — dal nostro alambicco, che si chiama Bacco, è un ibrido: un pot still a forma di cipolla, ibrido perché oltre al pot still c’è anche una colonna di concentrazione. Questo ci consente di fare un’unica distillazione per ottenere il grado che tipicamente si ottiene con una doppia distillazione.
Quando abbiamo finito la nostra distillazione, siamo partiti da un prodotto — il wash — a circa 7,5° e otteniamo un prodotto che ha circa 70-75°. A quel punto viene fatta la cosiddetta diluizione, o proofing: aggiungiamo dell’acqua prima di riempire la barrique. Nel caso del Single Cask l’abbiamo portata a 50°; quello che avete assaggiato era a 48,3° alcolici, quindi quasi al grado della barrique, quasi un cask strength.
Nel Vin Santo Cask invece cerchiamo di seguire un po’ la regola aurea della Scozia, dove riempiono i loro cask a 63,5°. Quindi riempiamo, in questo caso, caratelli di taglie diverse che hanno avuto storie diverse. Noi non produciamo Vin Santo, quindi ci appoggiamo ad altri produttori, e la bellezza di questi cask è che possono essere davvero di tutti i tipi: 30, 50, 100, 225 litri — Vin Santo molto giovani, di cinque anni, o estremamente vecchi, anche di 30 anni.
La magia, in realtà, della composizione di questo whisky sta nel cosiddetto marriage: si vanno a selezionare tutti i cask della stessa epoca, più o meno, e ci si trova davanti a un tavolo infinito di colori diversi. Perché il Vin Santo vero è un prodotto straordinario — che purtroppo abbiamo contribuito, anche noi, a rendere meno interessante di quanto realmente sia. È straordinario innanzitutto perché tocca delle stilistiche nel mondo del whisky che sono uniche: il mondo dell’ossidazione, come i grandi Sherry; il mondo della dolcezza — nonostante tipicamente non sia dolce, perché spesso i Vin Santo veri esauriscono tutti gli zuccheri.
Ve lo dico perché tipicamente nel Vin Santo Cask, quando ci si avvicina al naso, si sente tutto il mondo della dolcezza tipica del Vin Santo: l’albicocca secca, la frutta a guscio, un croccante. Però, se ci fate caso dopo averlo assaggiato, il primo sorso è dolce — ma attenzione: in realtà è secco. In chiusura è completamente secco. Tutta la bocca vi richiama dolcezza, vi richiama il mondo del Vin Santo, ma in realtà è totalmente secco perché non c’è residuo zuccherino.
Rispetto al Single Cask che avete assaggiato prima, che era molto più compatto — forse l’avete sentito poco evolversi nel bicchiere — invece nel Vin Santo Cask, con la diluizione, io al primo attacco ho sentito il legno, al secondo sorso cominciava ad arrivare la frutta, e negli ultimi sorsi era per me una sensazione speziata di pepe nero.
Nel Vin Santo Cask, già nel bicchiere — fateci caso se avete già cominciato ad assaggiarlo e riannusarlo durante il pasto — cambia ogni volta. Avendo a che fare con un prodotto già di per sé molto complesso, ha tanti livelli, tanti passaggi nella degustazione. Penso sarà molto divertente vederlo evolvere poi con la pecora, ma fate caso a quanto si muove questo prodotto nel bicchiere: dalle sensazioni dolci troverete anche componenti quasi sapide, saline.
Il grado alcolico finale — giusto per fare un parallelo — ricordiamoci: abbiamo detto all’inizio che è lo stesso liquido di partenza, cambia solo la storia dell’invecchiamento, dell’élevage, quindi solo la matrice del legno è diversa. Anche il grado alcolico è quasi lo stesso: 47,7°.
E una cosa a cui tengo a precisare: tutti e due i whisky che avete sentito sono completamente naturali, anche nel colore. Quello che vedete è il suo colore naturale — non c’è aggiunta di caramello, che è invece legittimata e autorizzata nel whisky.
Salute e buon proseguimento.

Chianti Colli Fiorentini Torre a Cona Crociferro 2022

La zona, qui siamo a Rignano… La zona di Torre a Cona la vedete – soprattutto se non guidate – quando passate la galleria andando tra Firenze Sud e il Valdarno, sulla sinistra. Si scorge, si nasconde un po’, ma poi quando la vedete da vicino è chiaramente maestosa. Ma anche le vigne sono incastonate in queste balze anche abbastanza integre. Il carattere è di una zona che teoricamente, appunto, è Chianti Colli Fiorentini, ma sarebbe quasi una zona a sé, perché ha un’umidità, un microclima molto particolare. Questo Chianti per certi versi assomiglia quasi più alla Rufina sotto il punto di vista dell’acidità, però ha una nota ferrosa, misto sanguigna, sapida in bocca, che si sente in tutti i vini rossi della tenuta.
E poi l’altro aspetto importante della tenuta sono queste cantine con veramente 500 anni di storia, che hanno un microbiota particolare al loro interno – tutto quello che sono i lieviti, quando si dice “lievito autoctono”. Ecco, queste cantine storiche, se non sono mai state distrutte, sventrate, risistemate, e mantengono questa particolarità aromatica… E poi lo troviamo qui: lo sentirete in maniera molto piena e sottile, poi lo sentirete nel Molino degli Innocenti quanto riesce a prendere di questo intorno.
Intanto qui ci piace per questa nota, per questo agrumato, questa nota quasi di arancio, sanguinella, di questo bel Sangiovese: la ciliegia, questo rosso, la fragola. Un vino scattante, fresco, delicato, che però ha una sua forza e struttura.
Ottimo su salumi, carni bianche e paste asciutte o ripiene con sugo intenso ad esempio le tagliatelle con il Colombaccio di Paolo Gori!


https://youtube.com/shorts/RoxO_ElKb

Triacca e Sassella – Sassi Solivi Sassella Valtellina Superiore DOCG 2022 (Donato Ruttico)

Donato ci introduce questo vino della sua piccola cantina sociale – sono quattro produttori – che testimoniano la capacità della Valtellina di restituire una solarità e una sorgente dolcezza sui vini. Questo “Sassi Solivi” (sassi al sole) nasce a circa 500 metri d’altezza, con uno strato di suolo abbastanza corposo, e questo si riflette in una nota fruttata molto bella e molto dolce.
Fragola, confettura di lampone, ribes rosso, un’idea di mirtillo e ciliegia matura si accompagnano a note floreali di viola, rosa tea e peonia. Qualche nota balsamica di menta piperita, eucalipto e alloro, ma soprattutto alcune note particolari di zucchero filato, vaniglia, cannella e cacao dolce che suggeriscono una dolcezza che poi nel vino non ritroviamo. Si percepiscono anche delicate sfumature di anice, finocchietto selvatico e una mineralità di grafite che richiama il territorio alpino.
Al sorso grinta e carattere, con uno stampo violaceo-cioccolatoso che incanta, ma soprattutto prevale questa nota solare, fruttata, fragrante, mai carica di struttura. Un vino che non richiede necessariamente grandi preparazioni di carne rossa, ma capace di adattarsi anche su una grigliata di carne bianca o su salumi valtellinesi come la bresaola e il violino di capra.

Ecco come ci presenta il suo lavoro

Venerdì 27 marzo Piacere, Maryamado!

Una nuova idea di natura accompagna la (ri) nascita di una tenuta splendida a pochi km da Firenze , tutta dedita all’agricoltura di prodotti tipici toscani e non solo al vino. Con Luca d’Attoma, scopriremo cosa vuol dire oggi riscoprire un territorio e come si lavora con le vecchie vigne in Toscana .

Menu

Bruschetta con l’Olio Maryamado
Carciofo ritto
Zuppa baccelli
Pici guanciale cinta e briciole
Guancia al vermut
Diriola

Vini in abbinamento

Olio Evo 2025

Rosè & Me IGT Toscana 2024

Fonteboni IGT Toscana 2021

Arali IGT Toscana 2021

Bonorlo IGT Toscana 2021

Tutti i vini e menu completo 55 euro
Prenotazioni a info@daburde.it oppure via telefono 055317206

Le Strie – Sforzato di Valtellina 2017 (Stefano Vincentini)

Lo Sforzato è un vino decisamente inconsueto nel panorama dei vini rossi mondiali e questo delle Strie, annata particolare come la 2018, si mostra intenso, scuro, ricco ma non così pesante come ci si aspetterebbe da un vino passito. Ed in effetti qui c’è la magia: note di dattero, candito, albicocca secca, fico secco, prugna della California e frutta secca come mandorla tostata, mallo di noce e castagna si mescolano a quelle di un frutto e di un fiore ancora vivaci.
La viola nera e rossa, la rosa damascena, la fragola matura, il ribes in confettura si fondono con tabacco dolce, anice stellato, cardamomo, cacao amaro, china e pepe nero, donando un naso di una complessità, ricchezza e dolcezza veramente impressionanti. Emergono anche note balsamiche di eucalipto, mentolo, resina di pino e una componente terrosa di humus e funghi porcini secchi tipica del Nebbiolo evoluto.
Al sorso la corposità dovuta all’alcol è ovviamente importante (sui 15°) perché quasi tutto lo zucchero dell’appassimento si è trasformato in alcol, ma la grande polpa e buccia del Nebbiolo vengono fuori esprimendo un tannino che equilibra il tutto, donando un vino di una piacevolezza incredibile, capace di grandi abbinamenti (brasati, stracotti, selvaggina, formaggi erborinati) ma anche di grandi soddisfazioni se bevuto così per conto proprio.

Come nasce
https://youtu.be/K7t9Oz67wy8

Come è
https://youtu.be/RRScxGtpvzk

Venerdì 20 Marzo Tenuta Fratini, il nuovo volto di Bolgheri

Il prossimo venerdi 20 marzo Arriva finalmente in trattoria Tenuta Fratini da Bolgheri! Una serata che sarà un viaggio alla scoperta di microclimi e terroir di una DOC molto nota e celebre ma poco approfondita da tanti anche esperti.. Insieme a Davide d’Alterio studieremo la loro visione contemporanea e affinatissima del terroir bolgherese. Anteprima del vino del Mugello della famiglia e i tre grandi rossi già di culto della Tenuta, Clinio, Harte e il rarissimo grand vin Hortense saranno messi alla prova dagli Gnudi al Lardo e il Piccione in arrosto morto di Paolo Gori. E per festeggiare San Giuseppe, avrete le frittelle per lo “sgarro” di Quaresima…

Menu
Crostino maremmano
Acquacotta
Gnudi al Lardo
Piccione alla Macchia in arrosto morto
Frittelle di San Giuseppe

Vini in abbinamento
Villa Ciabattini Toscana IGT 2024 bianco
Clinio Igt Toscana 2023
Harte Bolgheri Doc 2022
Hortense Bolgheri Doc Superiore 20229

Tutto il menu e tutti i vini in abbinamento 65€

Alessio Magi – Rosso di Valtellina DOC 2020

Bellissimo scoprire la Valtellina con un vino come questo di Alessio Magi, che esprime il carattere solare e allo stesso tempo fresco di questa zona d’Italia così particolare. Le note principali sono quelle del Nebbiolo di montagna: incenso, rosa rossa, geranio e violetta, accompagnate da un bel corredo balsamico di timo, mentuccia, pepe bianco, lino e talco che danno quasi un’idea di zucchero filato, una dolcezza che ovviamente nel vino non c’è ma che la suggestione aromatica è veramente forte. Si aggiungono note di ciliegia sotto spirito, ribes rosso, fragola di bosco e una leggera componente speziata di liquirizia e anice stellato.
Al sorso grinta e carattere, con una bellissima acidità, un bel tannino fine e una dolcezza di fragola mista a ciliegia e melagrana nel finale di bocca che restituisce la sorgente dolcezza di questi ripidi e scoscesi lembi di montagna. La mineralità ferrica dona persistenza e verticalità.