acquacotta

Cucina con i presidi Slow Food Toscana

Paolo Gori racconta l’uso dei presidi Slow Food toscani in un classico menu autunnale: Crostino di cinghiale, Acqua cotta alla maremmana, Cianfagnoni alla bottarga di Orbetello, Spezzatino di razza maremmana e polenta biancoperla , Becci alla farina dei Tecci di Calizzano e Muriandolo. Abbiamo iniziato con il cinghiale e quindi l’acquacotta alla maremmana.

Sull’acquacotta è un po’ come la ribollita: c’è chi mette più sedano, ognuno meno, ogni tanto cipolla, non mette patate e non mette carota. Cioè, non è così facile mettere d’accordo su un piatto tipico e su un piatto familiare quali sono effettivamente gli ingredienti. Di sicuro, rispetto alle zuppe del continente — cioè, scusate, delle zuppe non della costa, quindi delle zuppe dell’entroterra — c’è una nota piccante che noi non usiamo, non amiamo molto. A volte c’è l’uso di un po’ di pomodoro, che non amiamo. E poi c’è questa abbondanza di sedano che la denota. Poi probabilmente va il pecorino, il parmigiano, e a volte completata con un uovo in camicia. Stasera siamo stati un pochino più leggeri.
Quello che ci aspettava poi: abbiamo utilizzato un presidio, la bottarga della comunità dei pescatori di Orbetello. Ha avuto qualche scossone, però si stanno riprendendo. E quindi siamo giù in Maremma.
Cos’è il cianfanèllo? Avete capito che il cianfanèllo alla pappa in realtà è il papà della pappa, perché pare che sia quello che le maestranze del popolo fiorentino abbiano portato su in Francia, e poi i francesi, essendo più ricchi, hanno fatto una sostituzione di ingredienti: hanno tolto l’acqua e il latte — però cioè, fatto una pappa a base di latte — quindi denota la sua povertà. Quindi abbiamo il cianfanèllo, abbiamo aggiunto quello che è altro piatto classico, eh, altro ingrediente della zona in Maremma. E quindi su una base molto neutra abbiamo sentito molto bene proprio solo il sapore della bottarga.
La maremmana è presidio Slow Food. Sapete che la maremmana ha un sapore molto deciso, perché se le chianine, le calvane, le limousine, le montbeliarde e via dicendo sono sempre più simili a un manzo — quindi carne che ha la mano buona — qui veramente c’è una dieta completamente diversa, perché vive a suo modo, quindi proprio ha un riferimento… Ha questa nota, eh, molto molto speziata, questa nota boscaiola, quindi proprio la carne di maremmana la riconosci rispetto a una carne di razza.
Come la trattiamo? La trattiamo così, il cinghiale: col cavolo rosso e l’alloro, il ginepro. Noi del manzo non si usa ginepro, mentre qui c’è quasi gestita, quasi come se fosse selvaggina.
E la polenta che la accompagnava era polenta bianca, un presidio del Veneto. E prima la polenta si divideva, specialmente al Nord, diciamo: quella più pregiata era la polenta bianca, perché più delicata, più morbida. Ed era anche una distinzione geografica, perché in collina si usava più gialla, in pianura si usava più bianca. Quindi usare l’una o l’altra, poi, l’esatto mais era anche proprio una distinzione di dove abitavi, di dove eri.
Nel resto d’Italia la polenta bianca di mais bianco è un po’ sparita, perché abbiamo sempre bisogno di un colore, no? Pensate a quanto negli ultimi anni il pomodoro ha infestato punto la cucina. Noi, io da fiorentino non sopporto questo pomodoro che ha sporcato tutti i piatti fiorentini. Noi il pomodoro — che nessuno si è concentrato, però vuoi anche le maestranze nostre sono venute dal Sud Italia e hanno portato questo pomodoro ovunque — quindi il colore rosso, la polenta gialla, quindi questi colori che rendono più, sono più invitanti.
La polenta bianca, il bianco, ricordata come un gusto e un ricordo cromatico più da Sette-Ottocento — quando il bianco era il colore della nobiltà. Pensate al biancomangiare, al tacchino come carne delle grandi feste. Ora, tacchino vecchio, grande, però tacchino è carne bianca. Prima era considerato un piatto da signori.
Chiudiamo con una farina particolare: farina di neccio. Cosa sono i necci? Noi l’abbiamo riscoperto come si faceva una volta. Si metteva il seccatoio e sopra si faceva seccare la castagna. Quindi c’è questo odore leggermente quasi affumicato, perché effettivamente viene fatta con una cottura sotto. La grana è molto grossa. E avevo scritto — però casualmente era venuto anche lo scorso venerdì — avevamo fatto necci. Quindi abbiamo fatto la farina, e abbiamo fatto invece — perché nella Lucchesia intendono un più povero fatto sulle castagne — poi fritelline, ma mentre il neccio è quasi una crêpe di castagna, no, quindi è molto delicato, la pattona già dice il nome: è qualcosa di un pochino più…
Infatti noi a Firenze la facciamo qui a Firenze, sì, però diciamo nella zona lucchese, invece in Toscana si intende un neccio. E il Patriarca, e come abbinamento — dato che c’è una sfilza di rossi ancora da mettere davanti — abbiamo aggiunto anche una piccola fetta di pecorino a latte crudo a caglio vegetale del Mugello, della Bacciotti, che è la nostra amica della comunità

La tecnica del grappolo intero in Bakkanali Rosso Igt Toscana 2022

Il grappò intero è indiscutibilmente il trend del momento in enologia e viticoltura. Ma come si lavora a grappolo intero sull’Amiata? Ugo Fabbri di Bakkanali ci racconta la vendemmia di montagna sull’antico vulcano Amiata sopra Montalcino di come lavorare qui riesca a far esprimere il sangiovese su registri nuovi e moderni pur conservando una rusticità appassionante e antica. Degustiamo insieme l’anteprima di Bakkanali Rosso Igt 2022 da grappolo intero, vino gustosissimo profondo speziato e ricco che promette meraviglie quando poi sarà sul mercato, ovvero tra poco meno di un anno.

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Bakkanali Rosa Igt Toscana 2022

Ecco un vino rosa dalle caratteristiche modernissime e incredibilmente centrato sulle richieste del mercato. Sebastian Nasello e Ugo Fabbri hanno realizzato sull’Amiata con Bakkanali  il sogno di ogni sommelier ovvero un vino capace di abbinarsi e rilanciare i gusti e persistente fra loro molto disparate. Nel nostro caso si è rivelato ottimo su polenta e fegatelli ma in tutte le occasioni dove serva persistenza, freschezza, intensità, dolcezza soave, questo rosa si rivela un vino perfetto e incredibile abbinamento. Nel video Sebastian ci racconta come nasce un vino rosa sull’Amiata e come è possibile lavorare enfatizzando le caratteristiche del terrore di montagna.

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Bakkanali Rosso Igt Toscana

Tra le novità più eclatanti degli scorsi mesi in Toscana c’è sicuramente il progetto Bakkanali ovvero la viticoltura di montagna del sangiovese e non solo. Nel corso della serata in trattoria abbiamo avuto Ugo Fabbri a raccontarci la storia del suo progetto insieme a  Sebastian Nasello. Ci racconta di come a 600 metri sul livello del mare, esposti ad ovest, in una piccola località di Seggiano chiamata Poggioferro,  hanno trovato il campo base con 3,6 Ha di Sangiovese e 0,9 Ha di Cabernet, suddivisi in 3 parcelle sulla base della geologia del suolo. Ugo e Sebastian ricordano nitidamente quali furono le prime parole che ci siamo detti il giorno che inciamparono in questa vigna: “Non ci credo sembra di essere nel Clos de Bèze!”. Avevano davanti un tappeto di rocce carbonatiche e calcari, appoggiate su una marna color caffè latte che s’intravedeva fra lo scheletro superficiale del terreno. Di seguito trovate il video del racconto e la degustazione del vino bandiera ovvero il Rosso Bakkanali.

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Fallo subito! Schioppettino IGt Friuli 2020 Franco Trentalance

Non poteva mancare lo schioppettino tra i vini della nuova line di FRanco Trentalance! Un vitigno che si presenta con il suo classico mix inimitabile di mora di rovo, marasca, mirtillo condita dal rotundone da guinness (quindi pepe nero e verde).

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Franco Trentalance Wine show in trattoria: la seduzione a tavola

Più dell’80% dei primi appuntamenti si svolgono al ristorante e stare a tavola e scegliere il vino giusto spesso sono fondamentali perchè scatti la scintilla con la persona che stiamo cercando di affascinare. Ma anche arrivare a quell’appuntamento non è per niente semplice! Franco Trentalance in una serata in trattoria ci racconta le sue esperienze e ci da consigli su come gestire rapporti tra uomini e donne oggi…

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Venerdi 29 Franco Trentalance Fallo! Wine show

Torna in trattoria Franco Trentalance e stavolta porta il suo Fallo! Da Prepotto (Friuli) in trattoria assaggeremo la nuova proposta di Franco nella sua attività di winelover appassionato, stavolta in Friuli con i vitigni storici del territorio. Durante la cena andrà in scena un  talk show insolito e particolare in cui assaggeremo la Ribolla Spumante, la Ribolla classica e lo Schioppettino prodotti con la cantina Spolert abbinati ad menu energetico ed afrodisiaco preparato da Paolo Gori.

Ci sarà da divertirsi…

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Endrizzi Serpaia Morellino di Scansano 2018

La Maremma ricca di profumi e sensazioni si è rivelata accogliente e affascinante per la famiglia Endrizzi che nel 2000 ha cominciato a piantare vigneti. Oggi il loro Modellino è tra i più divertenti e ricchi della zona con gusto profondo e intensità carnosa di frutto rosso lamponi e fragole, lieve tocco fumè tra tabacco e finocchietto, viola candita, amarena, prugne.

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Endrizzi Trentodoc Piancastello Riserva Brut 2015

Siamo in alto e non poco a 400mt slm in Trentino e qui la famiglia Endrizzi da cinque generazioni produce vino e il TrentoDoc è stata una naturale conseguenza fino ad arrivare ad uno dei prodotti di punta con la gamma Piancastello che prende il nome della zona dove si trovano la maggior parte dei vigneti.

Da chardonnay e pinot nero, 6 gr/lt ha intensità e frutto notevoli ma soprattutto una piacevolezza a tutto tondo che sorprende. Note di arancio, sambuco, anice e fiori gialli, carnoso frutto giallo e bianco inframezzato da fragole e lamponi con un corredo di pasticceria fragrante ad allungare il finale. La grande annata con calore si sente nel frutto che poi si avvicina al tropicale ma con una freschezza alpina che marca naso e sorso e lo rende sempre piacevolmente fresco e invitante. Ottimo sulla carne salada alla Toscana fatta dalle Sorelle Mannori nella loro macelleria di Prato con la Calvana.

Endrizzi Golalupo Pinot Nero Trentino IGP 2016

Il pinot nero in Italia sta avendo un rinascimento o forse una prima vera e propria esplosione di iniziative e impegno da parte dei produttori. In Trentino la storia è antica e fatta di ottimi prodotti dalla qualità e pulizia pazzesche offerte a prezzi decisamente invitanti. Questo Golalupo prende il nome dal luogo a San Michele all’Adige vicino al fiume dove i lupi sono soliti sostare ed è non lontano da dove si trovano i vigneti di Endrizzi dedicati a questo vitigno bizzoso e dalla esigenze particolari.

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