colorino

Maryamado Arali IGT Toscana 2021

Arali è basata sulle uve autoctone, quindi è il miglior Sangiovese che abbiamo — 80% — e 20% di Colorino. Il Colorino è un’uva che poi è il Colorino del Corno, in zona molto comune: un’uva piccola, molto tannica, con tanto colore. Va trattata bene, perché altrimenti ti può dare delle note stringenti, ma c’ha proprio questa bella struttura, questo bel colore, che ti aiuta un pochino a sostenere il Sangiovese. Tornando anche un po’ al vino di prima: man mano che ci stiamo spostando da Fonteboni ad Arali a Bonorlo, cambiano i contenitori dell’affinamento. Fonteboni è botte grande, cemento, acciaio — quindi tutti contenitori un po’ più neutri. Qui invece si passa già alla botte tradizionale, quindi la botte grande e un pochino di tonneau di rovere francese da 600 litri. Ecco, per ora è il mio preferito — poi vedremo che succederà. Il mio preferito perché c’ha proprio questo carattere della vecchia vigna, questo gusto che a me ricorda quelle zone. Maryamado, queste note un po’ resinose, queste note di sottobosco… il frutto si fa più scuro, si fa più ribes rosso-nero, un po’ più di mora di rovo. Però si sente che c’è il sangue verde, c’è l’arena, c’è la viola — che magari qui è candita. C’è un po’ di legno, effettivamente: magari col tempo la gestione delle botti chiaramente arriverà, quindi immaginate, sono tutte botti nuove, per forza un vino può essere un po’ più rigido. Però se gli date il beneficio della novità del legno, in realtà sentite che il frutto è bello. Cioè, questo frutto delle vecchie vigne c’ha questa nota un po’ più umami, un po’ più ferrosa, un pochino più speziata — una complessità che anche al naso è poco decifrabile, però che in bocca, al di là dell’effetto un pochino del legno, si vede quant’è la profondità, e soprattutto la saporosità che c’ha questo vino. Avete magari provato su questo piatto? Lì avete un doppio: avete la guancia, quindi avete il formaggio, e c’avete l’umami del vino. E quindi il piatto sarà sembrato molto più ricco e molto più complesso di quanto non fosse senza vino, proprio perché l’umami, la profondità, l’estratto di queste vecchie vigne si combinano con la guanciale — così come la pancetta — concentrato di umami, e il piatto diventa… insomma, praticamente in teoria potreste finire la cena qua e sareste tranquillamente soddisfatti senza bisogno di altro. Proprio perché i due si rincorrono. La magia delle vecchie vigne è proprio questa: ti dà questa idea, questo senso del luogo, il senso del territorio. Secondo me questo vino lo centra molto bene. Anche la scelta di fare solo uve autoctone — e anche il Colorino è di nuovo un elemento di territorio. Prima parlavo della Tenuta del Corno: il Colorino è una bestia difficile da trattare in purezza, secondo me è meglio smettere di provarci, nonostante ci provano tutti. Questo Colorino poi è veramente tannico, ispido. Quindi qui è il Sangiovese che dà la parte dolce e il Colorino che dà la parte serrata — a volte invece c’era il contrario: in altre zone il Sangiovese era ammorbidito. In questo caso è il Sangiovese che ammorbidisce, però è un Sangiovese di vecchia vigna, giocato sulla freschezza e l’immediatezza. Quindi questo è un vino anche qui molto versatile, ma anche molto divertente da assaggiare e da gustarselo così

Maryamado Fonteboni IGT Toscana 2021

Questo nome deriva da una piccola fonte che storicamente era chiamata Fonteboni perché era acqua potabile. Il primo vino di Maryamado vuole interpretare quel territorio lì, dando un accento toscaneggiante: un vino abbastanza scorrevole. Le uve principali sono uve autoctone: un 60% di Sangiovese, 20% di Canaiolo, e poi il restante 20% è fatto dal 15% di Merlot e un pizzico di Cabernet Sauvignon. Dall’annata successiva — perché anche qui noi stiamo chiaramente cercando di aspirare sempre al meglio — nell’idea dell’enologo, con l’annata ‘22 scomparirà quel 5% di Cabernet Sauvignon. Perché il Cabernet Sauvignon, poi lo sentirete nel Bonorlo, è un’uva che marca abbastanza, e vogliamo dare a Fonteboni un’impronta proprio tipica toscana, con questo goccio di Merlot che va un po’ a smussare il Sangiovese e il Canaiolo

E’ un vino che unisce un po’ di freschezza, la piacevolezza del Sangiovese, con quel quarto di nobiltà che una tenuta del genere merita — anche se non c’è una storia lunghissima, sicuramente prima era di qualche famiglia nobile. L’idea è dare a questo vino l’impronta del vino d’ingresso, il primo rosso che per ora si beve della tenuta.
Sentite al naso la viola, la frutta rossa, un po’ anche fragola in confettura, un po’ di bergamotto. Vino fresco, ma non troppo fresco. Però sentite che quando poi l’abbiamo messo sul carciofo, l’abbiamo messo sulla minestra, in realtà non prevaricava particolarmente. Quindi un vino che, anche quando non si assaggia lì per lì, è fresco, però poi c’è una coda anche abbastanza lunga — si può abbinarlo sicuramente anche su carni, eccetera. Abbiamo messo su la minestra per evidenziare il fatto che comunque la leggerezza e la freschezza sono una prerogativa che Mario Amato ha abbastanza in mente.

Un progetto del genere, vent’anni fa, sarebbero stati tutti vini molto più simili al Bonorlo, e un vino del genere non avrebbe avuto forse la luce. Invece in questo momento c’è proprio il tentativo di farlo più fresco — diciamo un Chianti evoluto al gusto d’oggi. Però teoricamente pensatelo come un Chianti, un vino da pane e salame, con un quarto di nobiltà in più, di raffinatezza — che è questa speziatura, questa complessità pepata che lo lascia sul finale.

Venerdì 21 Novembre il Piccione e i vini della Pieve di Campoli

La Pieve di Campoli è un’azienda speciale del Chianti Classico: si estende su due comuni e due UGA (San Donato e San Casciano) e custodisce oltre 18.000 piante di olivo. In una serata unica avremo la possibilità di confrontare i vini e gli oli della Pieve più famosa del Chianti Classico, comprese le varietà autoctone delle vecchie vigne Canaiolo e Pugnitello, insieme al prosecco rosè fatto a Vittorio Veneto. Non mancherà il vin santo della Cattedrale di Firenze vero punto di riferimento del settore…
Il menù sarà cucinato con i prodotti dei campi di alcune Diocesi e monasteri toscani, curato da Paolo Gori.

Menu
Insalata di ceci neri e baccalà
Fusilli di grano duro e briciole
Risotto sul piccione in arrosto morto
Guancia di maiale brasata e miele all’olio
Necci, ricotta e miele di acacia

I vini in degustazione:
Prosecco di Valdobbiadene Maso di Ronche 2023 Dry
Chianti Classico 2022 DOCG
Pugnitello IGT Toscana 2021

Chianti Classico Gran Selezione “Cortine” 2020

Canaiolo IGT 2023
Vin Santo del Chianti Classico 2017

Info e prenotazioni 055317206 oppure via mail info@daburde.it , menu e vini tutto compreso 55€

Saverio Basagni, Monterotondo, Chianti Classico Vaggiolata 2016 e Riserva Seretina 2015 e l’altitudine

Cambiamento climatico , attenzione al territorio e artigianalità vera senza filtri: Saverio Basagni ci racconta il suo lavoro a Gaiole in Chianti sul confine tra Firenze e Arezzo in poderi appartenuti a Badia a Coltibuono da secoli e assaggiamo uno dei suoi vini più riusciti, ovvero la Riserva Seretina 2015 sul menu di Paolo GOri con Guancia di Toro al Vermouth e purè di sedano rapa.

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Cabreo Nino 2011 Ambrogio & Giovanni Folonari, l’ultimo dei Ragazzi del 1899

Giovanni Folonari, Nino per tutti anche quando diventò ingegnere, era uno dei ragazzi del ’99, quelli che respinsero gli Austriaci e riscattarono l’Italia dopo Caporetto. Nel momento di mettere in cantina un nuovo vino in casa Folonari era naturale che si pensasse appunto a Nino, al suo legame con l’Italia e soprattutto il Chianti Classico tra Panzano e Greve per dargli un nome. (altro…)

La ricchezza dei Colli Fiorentini Alessandro Fonseca a #Vinitaly e il ruolo degli autoctoni

Ben il 60% dei vini Colli Fiorentini Chianti presenta canaiolo o colorino, una risorsa che da un tocco speciale ai vini di questo consorzio che hanno un fascino tutto particolare e fiorentino. Alessandro Fonseca del Consorzio ci spiega quanto è ricca e variegata la zona e come aiutano gli autoctoni a gestire le potenzialità del territorio. (altro…)

La grandezza dell’essere piccoli come Firenze | Chianti Colli Fiorentini a #vinitaly con Marina Malenchini

L’importanza e le opportunità di portare nel mondo il nome di Firenze per Marina Malenchini significa anche gestire controlli e qualità in tutta la filiera. Grande nome ma anche grande impegno per un consorzio che ha risorse e mezzi limitati ma si industria con iniziative particolari e di impatto notevole. (altro…)

Chianti Colli Fiorentini #Vinitaly Marco Ferretti e il kit ristoratori

per presentatare il vino di Firenze, ecco un kit con bottiglie di vino, biscotti, dropstop per versare il vino, bicchieri e ovviamente il gusto di Firenze in tutto il suo splendore leonino. Ne parliamo con Marco Ferretti, produttore e membro del Consorzio Colli Fiorentini a Vinitaly. (altro…)

Antinori rientra nel Consorzio Chianti Classico | la Collection parte con una notizia bomba

Nel placido mondo del vino toscano, una notizia che cambierà molto del futuro del vino toscano e italiano in generale: Antinori rientra dopo 38 anni nel Chianti Classico dopo esserne stato comunque nell’immaginario collettivo un punto di riferimento imprescindibile. Ma d’ora in avanti le sinergie ipotizzabili sono notevoli e non potrà che far bene al già ben iniziato 2012. (altro…)