trattoria

Sequerciani Pugnitello 2022 Maremma Toscana DOC

Al naso spiccano le note di prugna e ciliegia matura che si intreccia con sentori più terrosi di tabacco e sottobosco. Leggera nota di viola che accompagna un ritorno balsamico di sandalo dolce cremoso e caldo allo stesso momento. Un sorso di buona compattezza con un tannino imponente che ha bisogno di tempo per esprimere tutte le sue potenzialità. Il finale, persistente e raffinato ci regala una nota di cioccolato fondente e ritorni fumè.
Sequerciani è un’azienda giovane, nata nel 2009. Simona Viganò la racconta in prima persona:

“Siamo localizzati in Maremma, vicino al borgo di Tatti, un mini borgo medievale che conta 200 anime. Si trova in un crocevia tra Massa Marittima, Gavorrano e Roccastrada – tutti attaccati, in zona con linee metallifere.
L’azienda è il progetto di un artista e regista svizzero che si chiama Rudi Gerber. Negli anni ’90 si è innamorato delle nostre colline e ha deciso di acquistare un podere. Lui all’inizio diceva: “Ho acquistato una casa con un po’ di terra”. Poi nel 2009 ha ufficialmente iniziato un investimento importante.
Oggi contiamo 14 ettari vitati su un totale di 170 ettari, dove più della metà è bosco. E questo è molto importante perché l’azienda si basa sulla sostenibilità.
I vitigni: valorizzare gli autoctoni
Dal principio abbiamo sempre seguito delle linee guida di Rudi molto specifiche: la valorizzazione dei vitigni autoctoni. Nel 2009 – quando lì non c’era alcun tipo di vitigno, c’erano solo olivi – abbiamo piantato il Vermentino, abbiamo piantato la Foglia Tonda e abbiamo piantato, per l’appunto, il Pugnitello che andremo ad assaggiare questa sera.
Negli anni, ettaro per ettaro, siamo cresciuti. Abbiamo aggiunto Ciliegiolo, Sangiovese, Alicante (Aleatico), e ultimamente Ansonica. In più abbiamo meno di un ettaro dedicato a un esperimento di recupero di vitigni antichi, in collaborazione con la Regione Toscana.
L’approccio sostenibile non è solo in cantina, ma è anche – ed è principalmente – in vigna. Noi siamo biodinamici dall’inizio. La biodinamica e l’agricoltura rigenerativa sono il nostro pilastro, proprio perché il nutrimento del suolo è quello che fa sì che la pianta, il frutto stiano bene e che il vino poi sia un vino di qualità.
In cantina da sempre seguiamo una disciplina naturale: fermentazioni spontanee, non pratichiamo alcun tipo di manipolazione durante il processo di fermentazione e affinamento, non filtriamo e, quando possibile, non aggiungiamo neanche solfiti.
Perché? Perché per noi è importante poter raccontare il vitigno, ma anche il nostro territorio.”

Cucina con i presidi Slow Food Toscana

Paolo Gori racconta l’uso dei presidi Slow Food toscani in un classico menu autunnale: Crostino di cinghiale, Acqua cotta alla maremmana, Cianfagnoni alla bottarga di Orbetello, Spezzatino di razza maremmana e polenta biancoperla , Becci alla farina dei Tecci di Calizzano e Muriandolo. Abbiamo iniziato con il cinghiale e quindi l’acquacotta alla maremmana.

Sull’acquacotta è un po’ come la ribollita: c’è chi mette più sedano, ognuno meno, ogni tanto cipolla, non mette patate e non mette carota. Cioè, non è così facile mettere d’accordo su un piatto tipico e su un piatto familiare quali sono effettivamente gli ingredienti. Di sicuro, rispetto alle zuppe del continente — cioè, scusate, delle zuppe non della costa, quindi delle zuppe dell’entroterra — c’è una nota piccante che noi non usiamo, non amiamo molto. A volte c’è l’uso di un po’ di pomodoro, che non amiamo. E poi c’è questa abbondanza di sedano che la denota. Poi probabilmente va il pecorino, il parmigiano, e a volte completata con un uovo in camicia. Stasera siamo stati un pochino più leggeri.
Quello che ci aspettava poi: abbiamo utilizzato un presidio, la bottarga della comunità dei pescatori di Orbetello. Ha avuto qualche scossone, però si stanno riprendendo. E quindi siamo giù in Maremma.
Cos’è il cianfanèllo? Avete capito che il cianfanèllo alla pappa in realtà è il papà della pappa, perché pare che sia quello che le maestranze del popolo fiorentino abbiano portato su in Francia, e poi i francesi, essendo più ricchi, hanno fatto una sostituzione di ingredienti: hanno tolto l’acqua e il latte — però cioè, fatto una pappa a base di latte — quindi denota la sua povertà. Quindi abbiamo il cianfanèllo, abbiamo aggiunto quello che è altro piatto classico, eh, altro ingrediente della zona in Maremma. E quindi su una base molto neutra abbiamo sentito molto bene proprio solo il sapore della bottarga.
La maremmana è presidio Slow Food. Sapete che la maremmana ha un sapore molto deciso, perché se le chianine, le calvane, le limousine, le montbeliarde e via dicendo sono sempre più simili a un manzo — quindi carne che ha la mano buona — qui veramente c’è una dieta completamente diversa, perché vive a suo modo, quindi proprio ha un riferimento… Ha questa nota, eh, molto molto speziata, questa nota boscaiola, quindi proprio la carne di maremmana la riconosci rispetto a una carne di razza.
Come la trattiamo? La trattiamo così, il cinghiale: col cavolo rosso e l’alloro, il ginepro. Noi del manzo non si usa ginepro, mentre qui c’è quasi gestita, quasi come se fosse selvaggina.
E la polenta che la accompagnava era polenta bianca, un presidio del Veneto. E prima la polenta si divideva, specialmente al Nord, diciamo: quella più pregiata era la polenta bianca, perché più delicata, più morbida. Ed era anche una distinzione geografica, perché in collina si usava più gialla, in pianura si usava più bianca. Quindi usare l’una o l’altra, poi, l’esatto mais era anche proprio una distinzione di dove abitavi, di dove eri.
Nel resto d’Italia la polenta bianca di mais bianco è un po’ sparita, perché abbiamo sempre bisogno di un colore, no? Pensate a quanto negli ultimi anni il pomodoro ha infestato punto la cucina. Noi, io da fiorentino non sopporto questo pomodoro che ha sporcato tutti i piatti fiorentini. Noi il pomodoro — che nessuno si è concentrato, però vuoi anche le maestranze nostre sono venute dal Sud Italia e hanno portato questo pomodoro ovunque — quindi il colore rosso, la polenta gialla, quindi questi colori che rendono più, sono più invitanti.
La polenta bianca, il bianco, ricordata come un gusto e un ricordo cromatico più da Sette-Ottocento — quando il bianco era il colore della nobiltà. Pensate al biancomangiare, al tacchino come carne delle grandi feste. Ora, tacchino vecchio, grande, però tacchino è carne bianca. Prima era considerato un piatto da signori.
Chiudiamo con una farina particolare: farina di neccio. Cosa sono i necci? Noi l’abbiamo riscoperto come si faceva una volta. Si metteva il seccatoio e sopra si faceva seccare la castagna. Quindi c’è questo odore leggermente quasi affumicato, perché effettivamente viene fatta con una cottura sotto. La grana è molto grossa. E avevo scritto — però casualmente era venuto anche lo scorso venerdì — avevamo fatto necci. Quindi abbiamo fatto la farina, e abbiamo fatto invece — perché nella Lucchesia intendono un più povero fatto sulle castagne — poi fritelline, ma mentre il neccio è quasi una crêpe di castagna, no, quindi è molto delicato, la pattona già dice il nome: è qualcosa di un pochino più…
Infatti noi a Firenze la facciamo qui a Firenze, sì, però diciamo nella zona lucchese, invece in Toscana si intende un neccio. E il Patriarca, e come abbinamento — dato che c’è una sfilza di rossi ancora da mettere davanti — abbiamo aggiunto anche una piccola fetta di pecorino a latte crudo a caglio vegetale del Mugello, della Bacciotti, che è la nostra amica della comunità

Brunello di Montalcino Podernovi DOCG 2020 San Polo

Con l’azienda San Polo di Marilisa Allegrini a Montalcino siamo sul versante sud-est di Montalcino, quello che guarda l’Amiata, e soprattutto su un terreno di galestro e alberese molto povero, su cui il Sangiovese si esprime alla grande, dato che viene limitato nella sua rigogliosità dal terreno.
Al naso ha arancio scuro, bergamotto, note di viola candita, rosa, e soprattutto tanta frutta rossa – ribes rosso, lamponi, fragola, un po’ di confettura. Poi tabacco dolce, pepe e una bella nota di macchia mediterranea con alloro, ginestra, ligustro e lavanda che lo pervadono. C’è anche un lato floreale dolce-amaro tipicamente toscano, con lo spigo e sfumature di arancio rosso.
Ma è in bocca dove si sente il lato forte e deciso di questo versante di Montalcino, dove si mescolano benissimo le correnti fredde dell’Amiata – con la sua acidità – e il lato più calorico, ricco e festoso di Montalcino. Ecco che al sorso è pieno, potente, godereccio, ma con una vena rapida, acida e ferrosa che lo percorre tutto e porta veramente dei brividi. Una bella ricchezza iniziale, poi si irrigidisce un attimo, e infine ti lascia con una sensazione di pace, serenità e ariosità.
Se avete l’occasione di andare a visitare questo vigneto, vi rendete conto veramente di come il vino riesca a rifletterlo: un terreno sassoso, con la roccia quasi affiorante, su cui ci si arrampica. E quando poi si arriva in cima alla collinetta, c’è l’Amiata davanti a voi che ti schiaccia con la sua forza e la sua presenza. È proprio questa idea di freschezza, ma anche di calore che ti viene dal territorio intorno, che il vino incarna benissimo. L’annata 2020 è stata per Montalcino bellissima: delicata, floreale, elegante, sapida. Non un’annata di grandissima intensità, ma di bella tensione. Questo vino lo stiamo vivendo molto giovane, e il Brunello ha ultimamente anche una finestra di consumo precoce. Però io non sarei di quelli che dicono che poi non durano: questo è un vino che tra 10, 15, 20 anni ce lo ritroveremo ancora in grande forma. Questo sottosuolo verrà fuori, perderà un po’ di frutto, diventerà frutta sotto spirito, ma questo bellissimo mix fra freschezza, balsamicità mediterranea e frutto lo accompagnerà praticamente per sempre.

Champagne Collet Blanc de Blancs

Il bianco di chardonnay in purezza di casa Collet, casa fortemente radicata ad Ay e al pinot nero, si rivela una bellissima sorpresa di acidità e gessosità da grandi cru della Côte des Blancs ma anche di frutto e stile Montagne. Limoni, arancio, mandarino, lieve tocco tropicale poi anche note di sottobosco, spezie, miele di tiglio, acacia e rosmarino. Bello il comparto di pasticceria e speziatura che lo completano nel bellissimo finale. Ottimo in aperitivo e molto versatile a tavola, da noi su Pasta fagioli con le cozze è andato alla grande.
INVECCHIAMENTO (ANNI) 5 anni, 60 mesi sui lieviti
VINI DI RISERVA 25%
DOSAGE 7 g/L
VINIFICAZIONE IN FUSTI DI ROVERE 15%
ASSEMBLAGGIO DI 5 MAGGIORITARI CRU : Oger, Avize, Cramant, Chouilly e Villers-Marmery

Istine Chianti Classico Gran Selezione CasaNuova dell’Aia 2021


Angela Fronti sa il fatto suo e con questa Gran Selezione di Radda dimostra che quando gioca in casa ha veramente pochi paragoni. Colore limpido e intenso, naso cangiante di viola e di frutta scura di bosco tra mora, gelso, ribes nero e tante spezie un po’ esotiche un po’ no, tra tabacco, liquirizia e olive. Al sorso è piccante, dinamico, intenso, con una soavità che gli deriva dall’annata e una profonda lunghezza sapida e rocciosa che deriva dalla sua giacitura e dalle caratteristiche classiche di Radda ovvero freschezza, acidità, trasparenza.

Bakkanali Rosa 2023 IGT Toscana Amiata

Colore fresco e vivace, color e profumo di succo di lamponi e una freschezza invitante che lo dipingono subito come il vino che tutti oggi vorrebbero fare. Un vino davvero di montagna, vulcanico addirittura: siamo sull’Amiata e Bakkanali Rosso 2023 è veramente un vino irresistibile, fresco, fragrante, con un sorso per niente banale che si abbina benissimo alla cicoria alla griglia e ai fichi, abbinamento goloso per un vino straordinariamente piacevole e dotato di spessore non banale.

Venerdì 10 Ottobre I Vini dell’Appennino in Trattoria

Non fa parte delle definizioni ufficiali del vino che si danno ai corsi di sommelier o che potreste sentire ripete nella sala del vostro ristorante preferito e nemmeno troverete in enoteca uno scaffale con questo termine ma il concetto di vino “appenninico” sta assumendo forza e vigore negli ultimi anni. Per una serata il prossimo venerdi 10 ottobre vogliamo rendervi partecipi di questa piccola grande rivoluzione del vino toscano e italiano. Avremo nei bicchieri il vitigno foglia tonda in rosa e in rosso, i pinot (bianco, grigio e nero) di Pietramala a Firenzuola, il sangiovese dell’alta Rùfina e il cabernet franc del Mugello. Tutti in pratica i vini accuditi e allevati da Simone Menichetti con le aziende con cui collaborano ovvero Corte di Leo, Argomenna e Le Tre Virtù. Il menu è realizzato con verdure e specialità mugellane e appenniniche a cura di Paolo Gori.


Menù
Pan di Cinghiale 
Zuppa di Funghi 
Pizzocheri alle castagne 
Faraone alle giuggiole e patate di Pietramala 
Formaggi dell’alto Mugello

Vini in abbinamento
Pietramala Bianco Via Le Pangarine 2023
Pietramala Rosa Via Le Pangarine  2023
Pietramala Pinot Nero Malapietra 2023
Ventitrè Tenuta Le Virtù Igt Toscana 2023
Leonessa Igt Toscana Rosè Corte di Leo 2024
Primo di Leo Corte di Leo Foglia Tonda Toscana IGT 2019
Podere Torcicoda Argomenna Igt Toscana Sangiovese 2023
Podere Torcicoda Mario IGt Toscana sangiovese 2024
Vin Santo Podere Torcicoda Vin Santo Occhio di Pernice 

Prezzo cena completa con tutti i vini in abbinamento  55€
Info e prenotazioni info@daburde.it  oppure via telefono allo 055317206.

Champagne Millesimè 2016 Collet

L’annata 2016 in Champagne è stata preceduta da un inverno e una primavera piovosi che hanno rallentato la crescita delle viti, seguiti da un’estate calda e soleggiata che ha favorito una maturazione completa delle uve. Un bel contrasto climatico che ha portato a vini ricchi, maturi e con una notevole profondità aromatica come si riflette in questo 2016 di Champagne Collet, a leggera maggioranza di pinot nero. Ancora in fase giovanile ma già di bel carattere. Note belle e intriganti da confettura di frutta quasi tropicale, lamponi, rabarbaro, pepe bianco, muschiato, soavità floreale di zagara e biancospino in una bella spinta dello chardonnay. Sorso di intensità e succulenza già belle definite, componente umami sapidità iodio e salsedine davvero percepibili con anche frutta secca e arachidi. Finale che spinge disseta e stuzzica, un grande vino e un grande champagne da bistecca alla fiorentina.

60% PINOT NOIR – 40% CHARDONNAY
L’espressione di un’annata eccezionale nei terroir della Maison COLLET.
INVECCHIAMENTO (ANNI) 7
DOSAGE 7gL
ASSEMBLAGGIO DI 9 PREMIERS E GRANDS CRU :
Mailly-Champagne, Verzy, Villers-Marmery, Ambonnay, Aÿ, Chouilly, Cramant, Avize e Oger.

Venerdì 26 Settembre Bistecca e Champagne Collet

Torna il nostro abbinamento preferito con una nuova grande maison cui affezionarsi, Champagne Collet! Il prossimo venerdì 19 settembre avremo Eric, export manager della Maison a cena con noi a guidare il ritorno in Italia di questa bellissima e storica azienda. Dal 1921 e con sede nella culla dello Champagne ad Äy, producono vini eleganti e di una suadente potenza che vi faranno apprezzare la nostra carne in modo completamente diverso… Nei bicchieri le cuvèe Art Deco’ Brut, il Blanc de Blancs, il Rosè e Millesimato 2016 per capire a fondo la maestria nell’uso di chardonnay e pinot nero, vi aspettiamo!

MENU
Torta di caprino e fichi
Pasta e fagioli con le Cozze
Bistecca alla Fiorentina
Schiacciata con l’uva e Blu del Mugello

Vini in abbinamento
Champagne Collet Art Deco’ Brut
Champagne Collet Blanc de Blancs
Champagne Collet Rosè Brut
Champagne Millesimè 2016

Prezzo cena completa con 4 champagne in abbinamento 95€
Info e prenotazioni info@daburde.it oppure via telefono allo 055317206.

Autograf Gitana 1953 eteasca regala & chardonnay 2022

Un piccolo tocco di chardonnay (20%) non inficia la splendida resa di questo bianco dallo stile nord europa con fresche note di rafano, menta, timo e poi dolcezza di sambuco , pompelmo rosa e agrumi ben dosati. La bravura di Gitana si mostra molto bene al palato dove non ci sono concessioni alla dolcezza e il ritmo rimane serrato e ricco con un finale in crescendo su sapidità e aromaticità balsamica.

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