piccione

Hortense – Bolgheri Superiore DOC 2022 | Tenuta Fratini

Il vino nasce in questa vigna qui, a 235 metri sul livello del mare. Per Bolgheri, l’Everest — si è parlato prima della vigna a 350 metri di Grattamacco, che è una delle aziende più importanti del Bolgherese e che vigna anche a 220 metri. Ormai tante aziende fanno dell’altitudine un punto di forza, in questo clima sempre più caldo. Qui siamo tra i 235 e i 380 metri, su suolo vulcanico.
Dici: a me che me frega del suolo vulcanico? È importantissimo. Questa componente minerale, con un pH molto basso, permette un assorbimento ottimale di calcio, manganese e potassio. L’uva cresce con una buccia spessa — quando vai a raccoglierla si stacca difficile dal raspo, è bella densa, e quando la schiacci è bella colorata.
E questo ci importa, eccome — perché la componente aromatica è fondamentale. In questa zona nord-nordest l’uva matura a oltranza: si raccoglie una settimana dopo tutte le altre vigne, estremamente carica aromaticamente, profumatissima, con un’acidità bella succosa.
Questo è un vino molto particolare, perché racconta quello che dovrebbe essere il marcatore identitario di Bolgheri: la mediterraneità. Come il pepe nero ha fatto per il Syrah, come la garrigue ha fatto per Châteauneuf-du-Pape, così il Mediterraneo dovrebbe fare per Bolgheri — con queste note di mirto, alloro, elicriso, lavanda che sono straordinarie dentro questo vino e che rappresentano l’identità ferrea di tutta la costa mediterranea.
Hortense ha un po’ più di Cabernet Franc — siamo sul 54% — con pochissimo Merlot. Affinamento e vinificazione sono i medesimi degli altri vini.
Nel vostro calice stasera state assaggiando tre territori diversi, tre zone diverse, tre matrici geologiche diverse. Questo è veramente rivoluzionario: stiamo dando a Bolgheri la capacità di parlare di zone e suoli differenti, come ha fatto la Borgogna quando a La Tâche sei qui, e a La Grand Rue sei lì — ed è completamente diverso. Come è possibile, se l’uva è la stessa? Ecco, stiamo iniziando ad avviarci su quella strada: parlare di territorio, darvi la possibilità di emozionarvi nel calice non solo attraverso la bravura enologica, ma attraverso un racconto che susciti qualcosa — anche quando portate due bicchieri a qualcuno e dite: “Senti che differenza.”
Andrea Gori
Questo vino racconta territorio, certo, ma c’è anche una volontà esplicita di fare un grandissimo vino. Se guardate le rese per ettaro — dove spesso si parla di 70, 80, anche 100-120 quintali, e molte DOC sono su quei livelli — qui siamo sui 10-20, massimo 20-30 quintali. Quando si vuole fare un grande vino si fa una grandissima selezione: gli acidi perfetti, la concentrazione, l’estrazione. Ed è quello che hanno realizzato qui, da vigne relativamente giovani. Impressionante.
La mediterraneità è fortissima, e forte è la presenza di Cabernet Franc. Lo sapete che il Cabernet Franc è il progenitore, il più antico dei vitigni bordolesi — un po’ come il Pinot Nero per Borgogna, il Sangiovese per la Toscana, il Nebbiolo per il Piemonte. Il Cab Franc è il capostipite di Bordeaux. Oggi a Bolgheri tutti hanno perso la testa per il Franc — c’è questa voglia di tornare al ceppo originario.
La prima cosa che emerge in questo vino non è il frutto — che è il primo pensiero quando si pensa a Bolgheri — bensì la balsamicità. Poi ci sono tutte le note che ha descritto Davide: il pepe, la verbena, il neroli, sentori di macchia mediterranea che virano anche verso qualcosa di esotico. Ho avuto quasi un ricordo di Borgogna — di Vosne-Romanée, dove qualsiasi cosa sembri arrivare — ma anche lì quella complessità deriva dalla capacità di quelle uve di maturare con un equilibrio perfetto tra buccia, pH e alcol, estraendo qualcosa che altrove non si ottiene.
Poi c’è la vinificazione, il rapporto con il legno — e si sentono: le note tostate, il cacao, la noce di cocco, un po’ di sottobosco autunnale, qualche nota ematica, ferrosa. Un bicchiere divertentissimo da annusare — a ciascuno di voi dirà qualcosa di diverso, perché quando ci sono così tanti profumi, ognuno ci sente quelli a cui è più abituato.
Ma soprattutto — e questo per me è straordinario — questo vino è eccezionale in bocca.
Oggi è un giorno un po’ triste per il mondo dell’enologia, perché è morto Michel Rolland — l’inventore del Bordeaux moderno, e in un certo senso anche del Bolgheri moderno, perché senza di lui non sarebbe quello che è. È stato lui a trasformare i vini bordolesi da claret leggeri e freschi a vini più corposi e ricchi, portando avanti la maturazione dell’uva, garantendo un frutto più completo e costante anno dopo anno. E soprattutto, quella capacità del tannino di massaggiare la lingua e il palato da tutte le parti senza mai stancare. Questo è uno dei pochissimi vini italiani che ce l’ha davvero.
Ovviamente non mancano barrique e attrezzature, ma alla fine, a parità di tutto, la cosa fondamentale è portare il frutto a una maturazione eccezionale. E a Bolgheri il sole non manca — quello che spesso manca è il contrasto. L’escursione termica c’è qui, non altrove. E quando vuoi portare avanti la maturazione senza perdere la freschezza, devi venire in posti come questo. Ottieni così vini molto concentrati, molto fruttati, ma comunque ariosi — il sorso finale mette voglia di riberne. Non è un vino pesante: è chiaramente un vino importante per tipologia, non è il Clinio da bere in qualsiasi momento, però come tutti i grandi vini in realtà si beve anche a secchiate — una bottiglia in due, o con una magnum. Stasera vi stiamo servendo mezze magnum, giusto per essere pratici — e con la vostra mezza magnum, in due, un po’ di formaggio: è una di quelle carezze, uno di quei piaceri che è bello concedersi.
Poi lo sperimenteremo sul piccione — e attenzione, il piccione è una carne ricca e speziata, ma non è uno stracotto, non è un cinghiale. Mio fratello ha scelto questo abbinamento proprio per sottolineare il carattere arioso del vino: come i piccioni volano, così vola anche questo vino. Speriamo voli bene nei vostri bicchieri.

Venerdi 17 maggio Provenza e Champagne in rosa con Piccione e Ratatouille con Piper Heidsieck e Chateau La verrerie

In Provenza e in Champagne il vino che fa tendenza oggi è sempre il rosa! La scuola anche per questa tipologia di vino è come sempre francese e la approfondiremo in una serata che ci porterà dalla Costa Azzurra con La Verrerie allo Champagne con la magia en rose di Piper Heidsieck! In abbinamento Paolo Gori ha pensato un menu fresco invitante che pesca tra suggestioni d’oltralpe e nostrane per una serata da non perdere…

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Lauro – Bianco Costa Toscana IGT 2015 La Regola

La sfida italiana al grande bianco si sta giocando su più fronti e se in Friuli e Alto Adige si punta su autoctoni e varietà di punta internazionali qui in Val di Cecina si prova a insister sull’outsider Viognier che con una piccola percentuale di Chardonnay compone questo intrigante Lauro de La Regola.

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Ligustro – Costa Toscana IGT 2016 La Regola

Questo vino incarna bene lo spirito dell’azienda posta in un bellissimo scrigno naturale in quel di Marina di Cecina sulle prime colline di Riparbella procedendo verso l’etrusca Volterra. Qui il Sangiovese si esprime con grazia e levità ma anche un bel carattere fruttato e solare che incanta e seduce al primo olfatto con il syrah a dare frutta di bosco e pepe in misura complementare ben azzeccata.

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La Regola – Brut Dosaggio zero 2014

Uno dei metodo classico più sorprendenti d’Italia fu proprio questo brut La Regola da Manseng, un’uva del sud della Francia mai troppo frequentata nel nostro paese che si rivelò intrigante e originale. Ma per dare davvero un metodo classico di livello c’è bisogno di un quadro acido più definito ed ecco che lo chardonnay ben coltivato riesce a completare l’espressione del manseng in maniera ottimale.

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Sondrete – Passito Bianco di Toscana IGT 2006 La Regola

Non sono molti gli esempi di “vin santo” o simili sulla costa ma gli esempi che si incontrano hanno sempre qualcosa da raccontare come questo Sondrete de La Regola a Riparbella Val di Cecina. Le uve sono le classiche Trebbiano, Malvasia e Colombana affidate ai caratelli murati per 10 anni e il risultato è scurissimo denso e raffinato con note dal mallo di noce alla carrube passando per frutta come dattero e albicocca secca, sottobosco fungino, humus e pepe, sandalo e refoli balsamici di cardamomo.

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La Regola – Rosso di Toscana IGT 2014 Cabernet Franc

Il vino emblema dell’azienda La Regola dei fratelli Nuti a Riparbella è una bellissimo esempio di come il cabernet franc si stia ambientando alla grande sulla costa toscana. Tocchi di peperoni abbrustoliti e carnosi, vetiver e aloe che emergono da un sottobosco rosso e nero mirabilmente costruiro e screziato di note torrefatte e di ebanisteria nobile per un naso fruttato ma non solo decisamente piacevolissimo.

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Paolo Gori e le suggestioni etrusche nella cucina toscana

Paolo Gori racconta le suggestioni e le citazioni della cucina etrusca in quella toscana di oggi a partire dall’acqua cotta alla maremmana con il suo uovo (tipico dei banchetti funebri simbolo di morte e rinascita) per proseguire con l’uso di fichi e frutta con le carni (colombacci e piccioni), le fave per finire con il “garum”, prelibatezza destinata ai nobili etruschi che probabilmente oggi per noi sarebbe immangiabili ma di cui possiamo ritrovare tracce nella nostra acciugata, salsa classica da usare (anche) sulla bistecca alla fiorentina.

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Krug Grande Cuvée 163eme edition

Durante l’annuale edizione della serata Krug & Dom Perignon in trattoria abbiamo avuto il piacere di riassaggiare dopo alcuni anni una edizione di Krug Grande Cuvée che ci era rimasta nel cuore fin dal momento in cui apparve sul mercato ovvero la 163eme Edition. Basata sull’annata  2007  (quindi mise en cave giugno 2008) è composta dal 73% di vino dell’annata 2007 (una percentuale tra le più alte mai utilizzate dalla maison) e per un 27% da vin de reserve. La composizione in termini di vitigni è 32%ch 37%pn 31%m per un totale di 183 vini da 12 vendemmie di cui la più vecchia è la 1990. Una delle ultime (forse l’ultima?) Grande Cuvée ad avere gocce di 1990 dentro di sè deve avere qualcosa di speciale.

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Vin santo del Chianti Classico Clemente VII 1998 Castelli del Grevepesa

Una piccola gemma artigianale e dal sapore di altri tempi questo Vin Santo da Trebbiano Toscano e Malvasia del Chianti prodotto da Grevepesa. Note di leggera volatile corredati da zafferano, pepe bianco, albicocca passita, nocciole, miele di eucalipto ed ebanisteria.

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