Andrea Gori

Sommelier, giornalista pubblicista, scrittore e ristoratore da 4 generazioni a Firenze con la Trattoria da Burde di famiglia, fondatore del Dissapore Network e Intravino, i siti web più frequentati dell'enogastronomia italiana. Scrivetegli pure a burdedj[@]gmail.com

Coffee Highball Whisky


IN trattoria abbiamo avuto Daniele Cancellara del Rasputin Secret Bar, Firenze come ospite speciale della serata Whisky e Pecora e ci ha raccontato come preparare questo cocktail ideale anche in abbinamento ad un fine pasto come il Cranachan scozzese.

Il cranachan è un dolce tipico scozzese che rappresenta tutto ciò che c’è in Scozia: i frutti rossi, i latticini, i cereali e il whisky.
Per il cocktail siamo rimasti sul tema del whisky, esattamente come il drink precedente — che era un whisky e soda — con una differenza: la soda è sostituita da una soda al caffè.
In questo caso specifico abbiamo usato un caffè molto particolare: un caffè monorigine brasiliano infuso con il gin di Wine Stillery, prodotto sempre da Enrico. Abbiamo fatto una strada al caffè perché, come diceva prima Andrea, il cranachan è un dolce all day: lo usi a merenda, dopo cena, a colazione. E noi in Italia il caffè lo usiamo esattamente così — a colazione, a merenda, dopo cena. Volevamo quindi ricercare nella tradizione scozzese anche un nostro utilizzo quotidiano, quello del caffè.
Questa è dunque una soda al caffè: leggermente gassata, molto dissetante, molto leggera — coerente con il concetto che dicevamo prima, ovvero che si può bere whisky anche responsabilmente. Fa un po’ ridere dirlo, però è davvero così: state bevendo una bevanda che, in questo caso, contiene anche un po’ meno whisky rispetto al drink precedente, proprio per valorizzare il caffè. Non arriverà a 5°, quindi il tenore alcolico è bassissimo — ma il whisky si sente ed è presente, creando un connubio con le note di caffè, note vegetali di caffè, perché si tratta di un caffè fatto per infusione, non per estrazione come un espresso.

Le Strie – Sforzato di Valtellina 2017 (Stefano Vincentini)

Lo Sforzato è un vino decisamente inconsueto nel panorama dei vini rossi mondiali e questo delle Strie, annata particolare come la 2018, si mostra intenso, scuro, ricco ma non così pesante come ci si aspetterebbe da un vino passito. Ed in effetti qui c’è la magia: note di dattero, candito, albicocca secca, fico secco, prugna della California e frutta secca come mandorla tostata, mallo di noce e castagna si mescolano a quelle di un frutto e di un fiore ancora vivaci.
La viola nera e rossa, la rosa damascena, la fragola matura, il ribes in confettura si fondono con tabacco dolce, anice stellato, cardamomo, cacao amaro, china e pepe nero, donando un naso di una complessità, ricchezza e dolcezza veramente impressionanti. Emergono anche note balsamiche di eucalipto, mentolo, resina di pino e una componente terrosa di humus e funghi porcini secchi tipica del Nebbiolo evoluto.
Al sorso la corposità dovuta all’alcol è ovviamente importante (sui 15°) perché quasi tutto lo zucchero dell’appassimento si è trasformato in alcol, ma la grande polpa e buccia del Nebbiolo vengono fuori esprimendo un tannino che equilibra il tutto, donando un vino di una piacevolezza incredibile, capace di grandi abbinamenti (brasati, stracotti, selvaggina, formaggi erborinati) ma anche di grandi soddisfazioni se bevuto così per conto proprio.

Come nasce
https://youtu.be/K7t9Oz67wy8

Come è
https://youtu.be/RRScxGtpvzk

Domenica 22 Marzo a Ravenna con la cena di Dante al Valentino

In trasferta in Romagna a Ravenna per una cena a quattro mani in cucina il nostro Paolo Gori ospire di Luca Magnani del Valentino! In Sala Piero Pompili a coordinare con maestria la cena di Dante in un gemellaggio culinario che unisce ciò che la storia ha diviso..

Menu
Crostino nero e alici di Lampara e giardiniera fatta in casa
Brodetto alla portocorsinese/ Cacciucco di Ceci
Peposo e rosole ripassate leggermente piccanti
Le due Zuppe: Zuppa inglese Toscana e Zuppa inglese Romagnola

Vini in abbinamento
Honorine Toscana IGR Sangiovese Rosa, Sàgona
Madonna dei Fiori Romagna Albana Secco DOCG Marta Valpiani
Gattorosso Toscana Igt Sangiovese, Sàgona
Arrocco Romagna Albana Passito DOCG Fattoria Zerbina

45€ a persona bevande escluse oppure 20€ per il percorso al calice dei vini.
Prenotazioni al Valentino: 3311253525

Oppure cliccate qui!

Venerdì 20 Marzo Tenuta Fratini, il nuovo volto di Bolgheri

Il prossimo venerdi 20 marzo Arriva finalmente in trattoria Tenuta Fratini da Bolgheri! Una serata che sarà un viaggio alla scoperta di microclimi e terroir di una DOC molto nota e celebre ma poco approfondita da tanti anche esperti.. Insieme a Davide d’Alterio studieremo la loro visione contemporanea e affinatissima del terroir bolgherese. Anteprima del vino del Mugello della famiglia e i tre grandi rossi già di culto della Tenuta, Clinio, Harte e il rarissimo grand vin Hortense saranno messi alla prova dagli Gnudi al Lardo e il Piccione in arrosto morto di Paolo Gori. E per festeggiare San Giuseppe, avrete le frittelle per lo “sgarro” di Quaresima…

Menu
Crostino maremmano
Acquacotta
Gnudi al Lardo
Piccione alla Macchia in arrosto morto
Frittelle di San Giuseppe

Vini in abbinamento
Villa Ciabattini Toscana IGT 2024 bianco
Clinio Igt Toscana 2023
Harte Bolgheri Doc 2022
Hortense Bolgheri Doc Superiore 20229

Tutto il menu e tutti i vini in abbinamento 65€

Alessio Magi – Rosso di Valtellina DOC 2020

Bellissimo scoprire la Valtellina con un vino come questo di Alessio Magi, che esprime il carattere solare e allo stesso tempo fresco di questa zona d’Italia così particolare. Le note principali sono quelle del Nebbiolo di montagna: incenso, rosa rossa, geranio e violetta, accompagnate da un bel corredo balsamico di timo, mentuccia, pepe bianco, lino e talco che danno quasi un’idea di zucchero filato, una dolcezza che ovviamente nel vino non c’è ma che la suggestione aromatica è veramente forte. Si aggiungono note di ciliegia sotto spirito, ribes rosso, fragola di bosco e una leggera componente speziata di liquirizia e anice stellato.
Al sorso grinta e carattere, con una bellissima acidità, un bel tannino fine e una dolcezza di fragola mista a ciliegia e melagrana nel finale di bocca che restituisce la sorgente dolcezza di questi ripidi e scoscesi lembi di montagna. La mineralità ferrica dona persistenza e verticalità.

Highball Whisky con Daniele Cancellara Rasputi Secret Bar

Daniele Cancellara ospite in trattoria ci racconta e ci guida nella storia dell’Highball, una preparazione semplice e classica ma con varianti intriganti… Lasciamo a lui la parola!

State bevendo un whisky Highball, che è un cocktail — o meglio, un servizio, se vogliamo chiamarlo così.
Le sue origini risalgono già alla seconda metà dell’Ottocento: era uno dei primissimi cocktail a comparire nei primissimi libri scritti dai barman. L’Highball era semplicemente whisky — ma poteva essere anche brandy o gin — con soda. Pensiamo che la soda a quei tempi fosse una cosa importante: l’acqua gassata non era comune come oggi, era qualcosa da grandi hotel, non certo alla portata di tutti.
È una preparazione che è andata molto in disuso, perché le persone cercavano sempre qualcosa di più complesso — fino agli anni Sessanta.
Negli anni Sessanta c’è stata la prima rinascita del whisky Highball. Sapete dove? Si potrebbe pensare agli Stati Uniti, alla Scozia, all’Irlanda… No. In Giappone. I giapponesi, nel dopoguerra, per rilanciare la propria produzione di whisky — perché il whisky giapponese sembra una cosa recentissima, ma in realtà ha più di cent’anni: la prima distilleria ha aperto nel 1923 — hanno rilanciano l’Highball, creando locali dedicati. Questo permetteva di bere whisky a basso costo, ma soprattutto — e ve ne accorgerete bevendone — l’Highball è un meraviglioso modo di degustare il whisky.
L’acqua non fa perdere gli aromi: li attenua leggermente, certo, ma gli aromi rimangono quelli. È un grande vantaggio rispetto al whisky liscio, e in più l’assorbimento da parte del nostro corpo di una bevanda a bassa gradazione — siamo intorno ai 6-7 gradi — è molto diverso.
Perché allora l’abbiamo messo per primo in questa serata? Perché non pensiamo mai al whisky come bevanda da aperitivo. Eppure il whisky può essere da aperitivo, perfetto da abbinare all’antipasto.
Quello che state bevendo adesso è Florentis Super Tuscan Cask, con soda — il tema della miscelazione di questa cena. Come dicevo: non ci viene mai in mente, eppure è perfetto come aperitivo. Ma è perfetto anche per passeggiare.

Castellaccio Chianti Classico Lama dei Cortacci Riserva 2023

Finora il miglior vino di Davide Bottai e la piena dimostrazione di cosa può fare la vigna più alta del Chianti Classico in un’annata comunque molto complicata. E’ un vino in grandissima forma, roboante di intensità floreale e fruttata ma senza smancerie dolci con una sapidità che esce anche al naso insieme a viola, iris, rosa selvatica, poi ciliegie e mandorle, caramello, fichi maturi lamponi e mandarino. La bocca è di succo e profondità dinamica, con una lievissima volatile che tiene sollevata una materia incandescente e affilatissima. Ottimo sul cinghiale in umido di Paolo GOri…

Florentis Whisky Super Tuscan Wine Cask

Enrico Chioccioli Altadonna, Master Distiller di Florentis è stato in trattoria per la serata Whisky e Pecora e ci ha guidato nella degustazione dei suoi due prodotti. Prima di assaggiarli, ecco qui una poco di storia dell’azienda e del visionario progetto di distillare a Firenze un Whisky!


https://youtube.com/shorts/bvzcCtaNiMM?feature=share

Cerco di farlo in modo concentrato e compatto, senza dilungarmi troppo — tanto avremo occasione di approfondire volta per volta, bicchiere alla mano, di cosa si tratta quando si parla di Florentis.
Spesso me lo chiedono: perché fai whisky? Ve lo racconto nella versione più sintetica possibile. Innanzitutto perché è chiaramente un prodotto che mi piace, di cui mi sono innamorato nel produrlo — ma anche perché a volte la vita ti presenta cose che non ti aspetti.
Nasco in una famiglia che si occupa di vino: mio padre è enologo, lavora con tante aziende in Italia, e siamo produttori di vino nel Chianti Classico. Io però sono sempre stato un po’ la pecora nera della famiglia, perché di formazione sono un avvocato. Nel 2014, quindi ormai più di dieci anni fa, mi sono trasferito a New York dopo la laurea, e prima di iniziare la pratica forense ho avuto l’opportunità di lavorare in una distilleria di whisky — la prima distilleria riaperta dopo il Proibizionismo a New York. Un’azienda molto bella, giovane, tutta under 35. Se conoscete un po’ New York o siete appassionati di cinema — pensate alla copertina di C’era una volta in America — lì c’era la distilleria.
Dopo una settimana in mezzo a quegli alambicchi a New York non riuscivo più a togliermi dalla testa l’idea di aprire una distilleria. In Italia è un pochino più complicato. Ho trovato un accordo con mio padre — perché quando gli ho detto che non volevo fare l’esame di Stato non la prese troppo bene — quindi ho fatto l’esame di Stato, sono diventato avvocato, e da lì ho cominciato invece a sviluppare il progetto Florentis.
La prima distillazione l’abbiamo fatta nel 2018. Abbiamo dovuto aspettare fino al 2024 per togliere il velo dal progetto Florentis. Nel frattempo abbiamo cominciato a lavorare con distillati bianchi e vermouth a marchio Win Stilly. La nostra distilleria si trova a Gaiole in Chianti.
Florentis non è solo una dedica alla mia città, alla nostra città — ma ha anche un significato che si concretizzerà presto: quest’anno andremo ad aprire le porte di una seconda distilleria, a 15 minuti a piedi dal Duomo. Un nuovo alambicco da 2.500 litri farà tutte le prossime produzioni di Florentis in una distilleria aperta e visitabile. Apriamo un nuovo capitolo: riportiamo un alambicco fumante dentro la città.
Come promesso mi fermo qui, vi lascio bere tranquillamente — poi andremo a vedere più nel dettaglio come facciamo questo whisky. Buon appetito.

Florentis Whisky Super Tuscan Wine Cask

Ecco la trascrizione sistemata:

Intervento di Enrico Chioccioli Altadonna, Master Distiller di Florentis
Degustazione del whisky Super Tuscan Wine Cask

Allora, cerco di farla non troppo tecnica, perché il mondo del whisky può essere affrontato su tanti livelli — però diamo per scontato che non tutti abbiano gli stessi, quindi partiamo dalle cose semplici.
Il whisky, come sapete, anche nel mondo del vino può assumere forme davvero molto diverse, non solo per provenienza, per tradizione, per composizione. Cerchiamo quindi di fare una cosa molto semplice.
Il nostro whisky non è un single malt. Single malt significa solo malto d’orzo, una distilleria. Nel nostro caso utilizziamo più cereali, e ci sembrava spontaneo e naturale, visto che stiamo cercando di dare un contributo a quello che è un whisky italiano — una categoria, spero, nascente. Nel senso che cominciano ad esserci un po’ di distillerie che fanno buoni whisky in Italia, ma siamo ancora in pochi. Come diceva Dani prima, la prima distilleria in Giappone aprì negli anni ’20, e a noi sembra solo ieri che il Giappone facesse whisky — ecco, noi siamo davvero alle prime scintille.
Di tradizione cerealicola italiana ne abbiamo da vendere, quindi ridursi a un unico cereale per parlare di un whisky italiano mi sembrava molto limitante. Sono quindi più cereali: quelli che citiamo nel cosiddetto mash bill — ovvero la composizione, il blend, si direbbe nel mondo del vino — sono il malto d’orzo sicuramente, poi una parte di segale e una parte di frumento, oltre ad altri cereali, ma questi sono quelli maggioritari.
Ve lo dico in particolare perché, come nel vino ogni vitigno ha le sue caratteristiche, così accade anche nel mondo dei cereali. Ed è interessante, in questo whisky che assaggiamo adesso — il Super Tuscan Cask — come il cask di partenza trovi un contraltare, un punto di collegamento interessante con la segale. La segale è il rye whisky, che troviamo tipicamente negli Stati Uniti e in Canada. È un cereale molto versatile, con caratteristiche molto peculiari: una piccantezza, una componente speziata pronunciata, e una componente balsamica, mentolata, tipicamente riconoscibile, che nel nostro caso va davvero a braccetto con il rovere francese del nostro Super Tuscan Cask.
Super Tuscan Cask perché andiamo a utilizzare delle barrique ex vino — e in questo caso per noi è semplice, perché sono le nostre barrique. Non siamo produttori di vino, ma riceviamo barrique di “caduta” che riusciamo a riempire fresche nel giro di 24-48 ore da quando vengono svinate.
Questi due elementi — la matrice vinosa, che ci sembrava un punto di lettura interessante per un whisky italiano e in particolare toscano, e la matrice del legno — rappresentano, secondo noi, una direzione possibile. Se i grandi whisky scozzesi hanno fatto la loro forza sull’utilizzo di ex bourbon cask e sherry cask, penso che l’Italia possa trovare il suo punto di forza nella grande mappatura dei varietali e dei grandi cask che abbiamo sul territorio.
La matrice vinosa la potreste già cominciare a sentire al naso — sicuramente un piccolo frutto nero, frutto rosso, è presente. Ma la matrice del legno è altrettanto importante. Se tipicamente un whisky scozzese ha come matrice primaria il rovere americano, la Quercus alba, le barrique ex bourbon — caratterizzate soprattutto dal whisky lattone, quindi note di vaniglia, cocco, dolcezza — il rovere francese invece non ha queste caratteristiche così pronunciate. La molecola principale è l’eugenolo, che vuol dire chiodo di garofano, pepe. Questa componente, che trovo soprattutto al naso, crea un legame interessantissimo con quella piccola parte di segale nel nostro mash bill.
Non so quanti di voi sappiano come si fa un whisky, ma mentre aspettiamo può essere utile ricordarlo velocemente.
Il whisky parte chiaramente dal cereale, che è la sua materia prima. A differenza del vino, il cereale ha degli zuccheri complessi che non possono essere fermentati dai lieviti senza una fase intermedia. L’uva è semplice: la schiacci, i suoi zuccheri semplici vengono aggrediti dal lievito e trasformati — per nostra fortuna — in alcol etilico e altre sostanze. Il cereale invece ha bisogno di una fase in più, che è la maltazione.
Si va a simulare quello che accade in natura: prendiamo dei chicchi di orzo o altri cereali, li bagniamo, facciamo finta che abbiano attraversato l’inverno ricevendo la loro acqua, e poi alziamo la temperatura. A quel punto cominciano a germinare, fuoriesce una radichetta — e noi, da buoni figli di buona donna, fermiamo il processo alzando la temperatura. Lì gli zuccheri complessi si sono trasformati in semplici, perché il seme vuole diventare pianta e ha bisogno di energia veloce per crescere. Noi invece vogliamo conservare quegli zuccheri per trasformarli.
Prendiamo quindi questo chicco — che ora ha degli zuccheri semplici — e lo trasformiamo in una sorta di farina, chiamata grist, che viene cotta come un grande pentolone, come se facessimo un porridge. A quel punto l’acqua, che ha disciolto grazie a un processo enzimatico gli zuccheri presenti nel cereale, diventa il nostro mosto, il cosiddetto wort. Poi arriva la fermentazione.
E la fermentazione, nel nostro caso, è qualcosa di importante. Nel mondo del whisky raramente se ne parla con la dovuta attenzione: di solito si citano sempre le stesse cose — un ceppo di lievito selezionato, il distiller’s yeast, il cui compito è fermentare nel minor tempo possibile la maggior quantità di alcol etilico. Nel nostro caso vogliamo qualcosa di diverso. L’ispirazione viene dal mondo del vino: andiamo su una fermentazione spontanea, quindi non inoculiamo i lieviti, lasciamo che la fermentazione accada da sola. Come contenitore utilizziamo anfore di terracotta da 700 litri, a fermentazione aperta, che possono durare anche due settimane. Per noi questo è fondamentale, perché ci consente di costruire complessità aromatiche che poi andiamo semplicemente a concentrare in distillazione.

Venerdì 13 Marzo Castellina in Chianti, il libro di Armando Castagno e le sue anime territoriali

Il prossimo venerdi 13 in trattoria andrà in scena un’altra bella serata alla scoperta del nostro vino preferito, il Gallo Nero! Stavola con i bicchieri saremo con Castellina in Chianti Classico, con i Viticoltori si che presentano in trattoria con il libro di Armando Castagno dedicato al loro territorio! Con 9 memorabili assaggi vi portiamo nel comune più alto e più vitato del Gallo Nero, 1.682 ettari di vigneti (70% biologici) su suoli di galestro e marne che regalano uve leggendarie. Tra mura quattrocentesche e 15 diverse anime territoriali, scopriremo perché è un terroir speciale e ancora troppo poco conosciuto…


Menu
Torta di Agli
Carabaccia di Primavera
Fusillone Fabbri con Amatriciana di Cinta senese
Gran Pezzo di Manzo al forno con Patate
Colomba Mangiapane e crema

Vini in degustazione:
Chianti Classico 2023 Fonterutoli Marchesi Mazzei
Chianti Classico 2023 Pomona
Chianti Classico 2023 Rocca delle Macie


Chianti Classico Riserva 2020 Casina di Cornia
Chianti Classico Riserva 2020 Castagnoli
Chianti Classico Riserva 2020 Villa Trasqua


Chianti Classico Gran Selezione Querceto “Sei” 2022
Chianti Classico Gran Selezione Gagliole “Gallule” 2021
Chianti Classico Gran Selezione Tenuta Villa Rosa 2019


Info e prenotazioni 055317206, oppure via mail info@daburde.it
55€ solo cena, 75€ con libro incluso. Mostra meno

Chianti Classico Gran Selezione Montemaggio 2013

Ecco un Chianti Classico che non ha mai paura di uscire in ritardo infatti questa 2013 è l’ultimo andata in commercio per Montemaggio.Ilaria è una vinaio esperta e quando esce sa che può contare su un prodotto fine d’istinto elegante e di una classe sorprendente queste selezioni 2016 sfoggia una rilassatezza impressionante fatta di note di ebanisteria di frutta sottospirito mirtillo ribes nero viola candita per Moto da tabacco olive e un finale che va da vincenzo ginepro. Al sorso a Corona bellissima freschezza, un frutto terzo e nitido e soprattutto un tannino rilassato, ma che non manca di pungere. Un vino notevole per tutto pasto su carne ma non eccessivamente si è alzato e che a tavola si è rivelato un bellissimo compagno della zuppa inglese